«Educhiamo i nostri ragazzi solo al lavoro e all’onestà»

27 Febbraio 2016

SCAFA. Si scatena la polemica dopo la rissa accesasi al comunale cittadino dopo l'incontro di ritorno fra la squadra Juniores locale e la Gladius di Pescara, finita 2-1 per i locali. E' stato non...

SCAFA. Si scatena la polemica dopo la rissa accesasi al comunale cittadino dopo l'incontro di ritorno fra la squadra Juniores locale e la Gladius di Pescara, finita 2-1 per i locali. E' stato non solo un ritorno sportivo, ma anche l'occasione per tornare su una vicenda mal digerita dalla società pescarese che vinse sul campo l'incontro di andata per 4-1, ma poi, in seguito a un ricorso, perse per 3-0 a tavolino.

«I ricorsi furono in realtà due», spiega il presidente dello Scafa calcio Angelo D'Attilio, «Il primo indirizzato al giudice sportivo. A parte un arbitraggio che definire scandaloso è poco, la Gladius fece entrare in partita un ragazzo che era stato designato come guardalinee, cosa non ammessa dal regolamento. La partita dunque fu viziata dall'arbitro che ammise il giocatore in campo. Il giudice sportivo lo respinse con la motivazione della poca chiarezza della normativa in merito. Cosa che non ci convinse, tanto che adimmo il secondo grado di giudizio all'Aquila con tre giudici preposti alla decisione. Ci diedero ampiamente ragione». Questo trascorso è stato evidentemente l'innesco della miccia che ha fatto scattare la rissa. «A fine partita l'allenatore della Gladius», riprende D'Attilio, «ha salutato il nostro portiere, ma qualcuno della sua società ha protestato per questa inaspettata cordialità accendendo gli animi dei giocatori in campo; ci è stato chi le ha prese e chi le ha date. Ho fatto entrare in campo i tre carabinieri presenti che hanno sedare il tafferuglio e riportato apparentemente la calma. Sono stato accusato dalla controparte di essere un dirigente immorale per aver fatto ricorso, invece penso proprio il contrario, poiché se esistono un regolamento e una disciplina è bene che i ragazzi, che noi con il nostro lavoro educhiamo alla lealtà e all'onestà, devono essere applicati e rispettati. Sarei stato da biasimare e di cattivo esempio non solo per i giocatori della mia squadra se non l'avessi fatto».