Emergenza ponti: le Province in rivolta

I quattro presidenti abruzzesi: «Serve un piano di messa in sicurezza» E il ministero risponde: «Vogliamo l’elenco delle criticità entro il 30 agosto»
PESCARA . Svuotate di fondi e personale, ma con le stesse competenze in materia di viabilità e le stesse responsabilità, anche penali, in caso di disastri. È lo stato nel quale versano ormai da anni le Province italiane, tutte, e quelle abruzzesi non fanno certo eccezione.
L’APPELLO. È per questo che l’appello di Achille Variati, presidente dell’Upi (Unione province italiane) al ministro Danilo Toninelli, è ampiamente condiviso anche in Abruzzo. «Le Province gestiscono 130 mila chilometri di strade e almeno 30.000 tra ponti, viadotti e gallerie: con i tagli indiscriminati della manovra economica del 2015 è diventato impossibile programmare la manutenzione, che è determinate per garantire la sicurezza», scrive Variati, sottolineando come «i tecnici delle Province ormai sono costretti ad effettuare i controlli a vista, e quando il pericolo è evidente, l’unica possibilità che abbiamo è di chiudere tratti di strada. Siamo arrivati ad oltre 5.000 chilometri di strade, compresi ponti e viadotti, chiusi per frane, smottamenti o perché insicuri, e su oltre il 50% della rete viaria siamo stati costretti a fissare il limite di velocità tra i 30 e 50 chilometri orari. Una situazione di emergenza tale che lo scorso anno tutti i presidenti delle Province si sono sentiti costretti a depositare esposti alle procure nel quale abbiamo dettagliato la condizione di crisi sui territori e i rischi per la sicurezza dei cittadini». Per Variati, serve un piano nazionale di manutenzione e messa in sicurezza: «Noi lo diciamo da tre anni: il patrimonio italiano senza manutenzione si sta riducendo in macerie. Non aspettiamo altre tragedie».
NO ALTRE TRAGEDIE. Il primo a condividere, e diffondere il messaggio di Variati, è il presidente della Provincia di Chieti, Mario Pupillo. Come fanno gli altri tre.
«Certo che condivido l’appello dell’Upi», dice il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco. «Per quanto ci riguarda abbiamo già avviato le operazioni di verifica dei ponti e a breve avremo la certificazione. Per questa procedura abbiamo stanziato 400mila euro, tra fondi provinciali e regionali».
MANCANO I SOLDI. Ma il problema non è la verifica: «Quando avremo la certificazione», spiega Di Marco, ci sarà anche la necessità di intervenire per evitare la chiusura di ponti e viadotti». Con quali soldi? «Le Province gestiscono più viabilità dell’Anas. Toninelli non può non può non prendere in considerazione le istanze dell’Upi, che chiede di rifinanziare la Province in tema di viabilità. Altrimenti, tutto quello che è stato detto rimane uno spot elettorale che non aiuta». La situazione non cambia in Provincia dell’Aquila, come sottolinea il presidente, Angelo Caruso.
PERSONALE ALL’OSSO. «Da noi le criticità più evidenti», spiega, «sono la strada 479 di Scanno e il ponte di Bisegna, sul fiume Giovenco. Che fossimo in condizioni di emergenza si sapeva. Mancano i fondi, il personale si è ridotto quasi a un terzo. Pensi, che da 700 dipendenti siamo passati a 250, personale che non è possibile rimpiazzare. L’emergenza che si è creata per via dello smantellamento del sistema delle Province hanno tentato di risolverla con i mezzi ordinari, e in 4-5 anni l’azione di declassamento ha determinato di fatto l’abbandono dell’attività manutentiva. Sì, serve un piano straordinario, non solo per l’entità delle risorse, ma anche per le modalità attuative».
CENTO PONTI. La Provincia di Teramo, è alle prese con 100 ponti censiti «di cui», spiega il presidente Renzo Di Sabatino, «conosciamo lo stato di salute, anche se le verifiche sono datate. Di 35 abbiamo anche la vulnerabilità sismica. Con fondi dell’alluvione, della protezione civile, del sisma e della nevicata abbiamo migliorato e stiamo migliorando la situazione di diversi ponti. Sono quattro anni che dico che se ci mettessero a disposizione le risorse sufficienti, e anche il personale per fare una corretta manutenzione risparmieremo molti soldi, perché costa di più fronteggiare un disastro».
IL MINISTERO HA FRETTA. Sarebbe del 16 agosto la nota di un alto dirigente del Ministero delle infrastruttur, con la quale si invitano tutti i presidenti delle Regioni e delle Province italiane, e i sindaci, a stilare un elenco degli «interventi necessari a rimuovere condizioni di rischio riscontrate nelle tratte infrastrutturali di competenza, corredando le segnalazioni di attestazioni tecniche, verbali di sopralluogo, e stima indicativa dei costi».
Tutto entro il 30 agosto. Cioè tra appena dodici giorni.

