Emergenze, in regola solo 24 Comuni

Legge rispettata da 7 sindaci su cento. L’Aquila ce l’ha, mentre Chieti, Teramo e Pescara no. Marcozzi: «Sconcertante»
PESCARA. La circolare del 12 ottobre di un anno fa era chiara e perentoria: «Con la presente si ravvisa la necessità di provvedere al più presto all’adeguamento dei piani di emergenza alle nuove linee guida». La Protezione civile regionale la inviò a tutti i sindaci abruzzesi. Ma a distanza di oltre dodici mesi sono ancora 281 i Comuni che non hanno un Piano di emergenza aggiornato. Solo 24 su 305 quindi sono in regola: roba che fa accapponare la pelle in una Regione messa già molte volte in ginocchio da terremoti, valanghe e nubifragi.
I COMUNI IN REGOLA. In provincia di Teramo solo Crognaleto. In quella dell’Aquila: Ateleta, Avezzano, Celano, L’Aquila, Magliano de’ Marsi, Navelli, Ovindoli, Pratola Peligna, San Vincenzo Valle Roveto e Tione degli Abruzzi. In provincia di Pescara: Montesilvano, Popoli e Salle. Infine nel Chietino: Altino, Casoli, Carpineto Sinello, Guardiagrele, Montelapiano, Montenerodomo, Torricella Peligna, Paglieta, San Salvo e Fossacesia.
La fonte delle nostre informazioni è la Protezione civile regionale, passata dalle mani di Antonio Iovino a quelle di Silvio Liberatore. Gli elenchi di cui il Centro è venuto in possesso sono aggiornati al 15 novembre scorso.
QUELLI CHE NON LO SONO. L’obiettivo è quello di spronare i Comuni ritardatari. Tra questi spiccano tre capoluoghi di provincia su quattro con un distinguo. Chieti e Tramo hanno richiesto il supporto del Centro funzionale della Protezione civile per completare l’iter, quindi sono nel limbo, a differenza di Pescara che non ha aggiornato il piano. Fanno parte del primo gruppo, ad esempio, Castel del Monte, Pacentro, Pescasseroli, Pescina, Pescocostanzo, Sulmona, Tagliacozzo, Trasacco, Civitella del Tronto, Giulianova, Martinsicuro, Montorio, Mosciano, Nereto, Pineto, Roseto, Silvi, Tortoreto, Cepagatti, Città Sant’Angelo, Farindola, Penne, Pianella, Spoltore, Francavilla al Mare, Ortona, Ripa Teatina, San Giovanni Teatino, Torrevecchia Teatina e Vasto.
Risultano invece nel secondo gruppo Campotosto (paese martoriato dal sisma), Rivisondoli, Roccaraso, Scanno, Alba Adriatica, Isola del Gran Sasso, Sant’Omero, Loreto Aprutino, Manoppello, Lanciano, Orsogna, Pretoro, Rapino, Roccamontepiano, San Vito Chietino e Tollo.
L’IMPORTANZA. Le nuove linee guida, riportate in 157 pagine approvate dalla giunta regionale il 1° ottobre del 2018, servono per salvare migliaia di vite umane, ampliando notevolmente i casi di rischio rispetto alle vecchie regole. Cambiano i nomi di chi coordina l’emergenza, i luoghi dove far confluire le popolazioni, le mappe delle zone a rischio. Anche gli senario contemplati non riguardano più solo il terremoto ma anche i rischi meteo, idrogeologico, idraulico (le dighe e i fiumi), gli incendi boschivi, i rischi industriali, la neve, il ghiaccio e le valanghe, e persino i maremoti e il rischio da incidente ferroviario. Ecco perché occorre tenere aggiornati i piani comunali di emergenza.
LA DENUNCIA. «Un dato sconcertante, che va affrontato con la massima urgenza», ha detto pochi giorni fa Sara Marcozzi, consigliera regionale del M5S, «la Regione ha il dovere di utilizzare ogni strumento a disposizione affinché tutti i territori si mettano in regola». Proprio la pentastellata Marcozzi ha svolto un’indagine nel 2017 analizzando la situazione, comune per comune, e scoprendo che allora solo tre comuni su 305 avevano il Piano di emergenza aggiornato e in regola con le prescrizioni di legge. «È uno strumento fondamentale per predisporre e attuare programmi sui territori in materia di prevenzione dai rischi potenziali», sottolinea ora la 5 Stelle, «per questo motivo scrissi un dossier al riguardo, inviando contemporaneamente una lettera a tutti i sindaci dei Comuni non ancora in regola affinché si attivassero a rispettare la legge». Ma ancora oggi solo 7 sindaci su cento lo hanno fatto.

