Emilia, un modello virtuoso da imitare

Velocità di risposta agli enti locali e coinvolgimento dei cittadini. Buoni risultati con gli interventi dopo il sisma del 2012
MODENA. Un fondo milionario per l’emergenza immediata, la sospensione delle tasse, i rimborsi per la ricostruzione attraverso una triangolazione Cassa Depositi e Prestiti, Comuni e cittadini e uno slogan - “nessuno sarà lasciato solo” - coniato dall’ex presidente della Regione, Vasco Errani. Il terremoto del centro Italia sarà gestito seguendo le linee affinate durante il sisma emiliano del 2012 e di pari passo proseguirà l’iter in Parlamento per l’approvazione della legge sulla calamità naturali, che il senatore Stefano Vaccari vuole chiudere in tempi rapidi e senza modifiche al Senato. Si tratta di eventi diversi: da una parte borghi piccoli e antichi, dall’altra un’ampia area a fortissima vocazione industriale, ma con i dovuti aggiustamenti quanto avvenuto tra Modenese e Ferrarese quattro anni fa, sarà riproposto anche in Lazio e Marche.
Lo disse qualche giorno fa anche Paola De Micheli, sottosegretaria al ministero dell’Economia e delle Finanze: «Quello emiliano è diventato un modello di ricostruzione e di ripresa delle attività produttive, sia per la velocità di risposta alle necessità degli enti locali, sia per la vastità e la qualità del coinvolgimento dei cittadini. Penso all’esperienza dei gemellaggi e all’ampia rete di solidarietà che si è dispiegata nelle nostre comunità».
La ricostruzione con fondi pubblici scatterà soltanto dopo una verosimile quantificazione dei danni. I cittadini terremotati devono presentare un progetto di sistemazione della propria abitazione al Comune, che lo vaglierà e poi autorizzerà l’intervento. Con il nullaosta, il terremotato si recherà in banca per accendere un finanziamento di pari importo da utilizzare per gli interventi previsti o per pagare quelli già effettuati. I rimborsi avvengono a Sal (stato avanzamento lavori) e sarà la banca a pagare direttamente le aziende che operano in cantiere, garantendosi un credito d’imposta verso lo Stato che eroga l’indennizzo. Per le imprese, almeno in ottica emiliana, è invece la Regione il punto di riferimento a cui inviare il progetto di ricostruzione antisismica e la richiesta di rimborso delle scorte e dei macchinari.
Per gli immobili destinati ad abitazione principale del proprietario, il contributo massimo concesso è pari all’80% del valore dei danni accertati fino ad un massimo di 150mila euro per i danni alle strutture portanti, agli impianti, alle finiture interne ed esterne e ai serramenti. Per le abitazioni secondarie il contributo massimo concesso sarà pari al 50%. L’indennizzo potrà aumentare fino a 187mila euro nel caso di immobile distrutto o da delocalizzare a cui si potranno aggiungere altri 10mila euro per la demolizione.
Le attività economiche e produttive, riceveranno invece un contributo massimo pari al 50% del valore dei danni accertati all’immobile e pari all’80% per il ripristino dei macchinari e delle attrezzature e all’acquisto di scorte. Il limite massimo complessivo è di 450mila euro. Per le aziende ci sarà poi la vertenza sulle tasse, che non saranno cancellate, ma soltanto rinviate di almeno sei mesi. In Emilia si è fatto fronte con un finanziamento ad hoc della Cassa Deposito e Prestiti, che ora gli imprenditori dovranno rimborsare.
Più complessa la questione delle strutture pubbliche: tendenzialmente saranno finanziate con le donazioni come quella degli sms solidali. Strutture nuove sorgeranno in tempi ragionevoli mentre sarà assai complessa, per i vincoli paesaggistici e storici, mettere le mani sugli edifici come possono essere chiese e palazzi municipali.
Quale sarà il modello di ricostruzione spetterà al territorio deciderlo, ma il “com’era e dov’era” non vale più. Si punterà sull’antisismica e soprattutto, stando alle prime indicazioni, non si arriverà alle “new town” dell’Aquila, che in Emilia sono state bandite, con la sola esclusione dei container temporanei dove sono tuttora ospitati qualche centinaia di sfollati, incapaci di trovare una sistemazione autonoma o alloggi in affitto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

