[EMPTYTAG]Conte pensa alle riforme, dem in pressing

22 Settembre 2020

[EMPTYTAG]Il Mes e i decreti sicurezza potrebbero tornare d’attualità nell’agenda del presidente del Consiglio

[FIRMA&LUOGO]di Michele Esposito e
Serenella Mattera
<MC>ROMA
[TESTO]Il sospiro di sollievo per il «3 a 3» alle Regionali, dalle parti di Palazzo Chigi, non è scevro d’ombre. La tornata elettorale, di fatto, rafforza doppiamente Giuseppe Conte, sostenitore convinto del sì al referendum e promotore, finora invano, di un'alleanza organica Pd-M5s che, forse, avrebbe potuto cambiare le sorti in qualche Comune e nelle Marche. Ma per Conte, che solo oggi commenterà il voto, ora si apre una nuova stagione da «mediatore». Il Pd post-Regionali aumenterà la sua pressione lasciando da parte, probabilmente, la prudenza di questo primo anno di governo. Di certo i Dem vorranno battere cassa su argomenti chiave come i dl sicurezza o il Mes. Con un ulteriore nodo che potrebbe finire, magari non subito, sul tavolo di Palazzo Chigi, quello del rimpasto. Conte passa il suo lunedì elettorale a Palazzo Chigi, lavorando su dossier sui quali, già nei prossimi giorni, vuole dare un'accelerazione: il piano Cashless e le linee guida del Recovery Plan. E nel pomeriggio, quando la vittoria del sì e quelle in Toscana e Puglia sono ormai in cassaforte, telefona al segretario Nicola Zingaretti. L'agenda del governo, però, è destinata a cambiare sensibilmente. Il Pd tornerà alla carica sul Mes mentre già arriva la richiesta di accelerare sulle modifiche ai decreti sicurezza, tema scottante dalle parti di un M5s che, al di là della vittoria referendaria, torna a leccarsi le ferite dopo l'ennesima debacle sui territori. Un Movimento «balcanizzato» che si avvia agli Stati Generali, vero spartiacque per le future alleanze con il Pd. Su un punto l'ala governista (ormai arricchitasi anche della presenza di Luigi Di Maio), il capo del governo, e i Dem sembrano d'accordo: già nelle prossime settimane si dovrà lavorare ad alleanze non raffazzonate sulle Comunali 2021. Non sarà facile e tra il dire e il fare c'è di mezzo il congresso pentastellato e la mozione Alessandro Di Battista, contraria a qualsiasi tipo di apparentamento. Per il Movimento, tuttavia, il rischio è di finire schiacciato da un lato dalla poca chiarezza sul suo futuro e dall'altro dal pressing del Pd. Un Pd rafforzato nel governo, che rivendica di aver dimostrato nelle urne di non essere «subalterno» al M5S. Il Nazareno, nel post-voto, «blinda» Nicola Zingaretti. Resta sullo sfondo il rimpasto. Conte, finora, sul cambio di squadra si è mostrato più che prudente. E il Movimento? Attende che la richiesta venga formalizzata dal Partito Democratico.