«Enzo, non sarai dimenticato»

11 Marzo 2017

A San Cetteo l’addio alla “Vipera”. Il sacerdote: godeva della vita, un uomo allegro

PESCARA. Don Francesco Santuccione, che ha celebrato il funerale nella cattedrale di San Cetteo, a fine cerimonia ammette: «Non conoscevo Enzo, ma ho pregato perché oggi trovassi le parole».

E davanti alla bara di legno scuro colorata da fresie, rose e gerbere come il foulard che il più ribelle dei pescaresi indossa nel suo ultimo viaggio, le parole le ha trovate il sacerdote che parla di morte, resurrezione e del senso della vita citando e portando ad esempio «Enzo». Enzo Mazzella, per i pescaresi Enzo La Vipera, primo gay dichiarato nell’Italia ipocrita e bacchettona fine anni Cinquanta che con tutti i suoi “freechete”, le sue stravaganze e i suoi eccessi, alla fine della storia, arrivata dopo 77 anni, viene ricordato in chiesa, da un prete, per quello è stato.

«Un uomo allegro, che godeva della vita. Enzo si faceva un bel caffè, si sedeva al bar e salutava le persone. Cosa che non si fa più oggi che siamo tutti mezzi nevrastenici e crepati perché non ci apriamo al Signore. Lui», dice il sacerdote, «a modo suo era molto religioso».

«Mica oggi posso raccontare che da ragazzo mi faceva la corte» confida Erminio Di Tommaso, da adolescente vicino di casa in via Battisti, «piuttosto, oggi che la vigliaccheria impera», aggiunge subito serio, «Enzo va ricordato per il coraggio delle proprie gesta, era uno che sapeva vivere canzonandosi». Ed eccolo nella foto sulla bara, che sembra guardare in modo beffardo, una volta ancora, i familiari e gli amici che alla spicciolata arrivano nella cattedrale. Che comunque appare vuota, a confronto dell’eco e dei commenti scatenati sui social dalla sua inattesa scomparsa. «Sono rimasto un po’ deluso», dice Massimo Di Baldassarre del caffè Ideale di via Battisti, «Enzo è stata una persona positiva che va ricordata per questo. Non per gli sfottò, ma per la sua capacità di sdrammatizzare, sempre con la battuta pronta, intelligente, libera. La sua omossessualità è passata sempre in secondo piano. La sua forza era la capacità di arrivare in un posto e di strappare un sorriso sempre». Ne sa qualcosa Carlo Miccoli seduto in chiesa ai primi posti con alcuni dipendenti del bar Excelsior, meta quotidiana di Enzo tanto che ieri, come una seconda casa, ne esibiva all’ingresso il manifesto funebre. Un amico per commercianti e residenti, e per i tanti clienti del bar di corso Umberto come ricorda dal pulpito Roberta Moscianese: «Ci hai insegnato il valore del sorriso. Grazie per la tua sincerità, per la gioia di vivere che ci hai insegnato. Non sarai dimenticato come tutte le cose belle della vita». Quando il carro funebre parte, destinazione San Silvestro, gli amici di Enzo che gli hanno regalato i fiori sulla bara hanno in mente ancora un regalo per lui. Ma è un passaparola, sulla pagina facebook del “suo” bar. (s.d.l.)

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