Equitalia manda all’asta anche le pecore
Pianella. Tom e Laika pignorate per un debito da 40mila euro di tasse non pagate allo Stato: in vendita il 25 maggio
PIANELLA. Due pecore pignorate da Equitalia per un debito di 40mila euro del proprietario. Lui (il montone) si chiama Tom, ha 5 anni ed è testardo come un caprone. Quando si arrabbia sferra pure qualche calcio a chi gli si avvicina. La compagna ha 4 anni, si chiama Laika, in ricordo della cagnetta rinchiusa in una navicella e mandata a morire nel 1957 nello spazio, in nome del progresso umano e scientifico.
Montone lui, pecora lei, vissuti sempre insieme tra il prato e la grande stalla che li ospita nella campagna di Pianella. Entrambi sono finiti nello sterminato elenco dei beni pignorati da Equitalia, in cui la legge consente di includere anche gli animali, compresi cani di proprietà, considerati “beni mobili materiali”, perché, secondo lo Stato, hanno valore economico. Il 25 maggio le due bestiole, la femmina è pure in dolce attesa, saranno messe all’asta e venduti, al prezzo base di mille euro per entrambi gli ovini. L’obiettivo è quello di onorare il maxi debito che il proprietario, un 38enne di Pianella, non è riuscito a saldare, rimasto intrappolato nelle ganasce della riscossione coattiva del gestore dei tributi non pagati. E tra due settimane, a riscattare il debito del padrone, e di contribuire a ridurre il deficit, dello Stato, toccherà che alle ignare pecore. Che – precisa Equitalia in uno scarno avviso di vendita degli ovini – sono esemplari perfettamente a norma di legge. Pecore «certificate e controllate dal veterinario».
A parte il fatto che appare alquanto singolare – ammesso che qualcuno si presenti all’asta per comprare Tom e Laika – avviare una procedura all’incanto, con tanto di ufficiale giudiziario che si dovrà recare sul posto, per recuperare scarsi mille euro a fronte di un debito che supera i 40mila. Ma tant’è. Non ce l’ha fatta il proprietario degli ovini a star dietro a bollette e cartelle esattoriali che man mano sono aumentate, il cui importo lievitato per gli interessi moratori è diventato somma impossibile da pagare. E siccome non ha altri beni, mobili e immobili, intestati a suo nome, tranne le pecore, la scure di Equitalia è calata su Tom e Laika. Il titolare dei due ovini si arrangia ad aiutare la moglie, a sua colta conduttrice di una piccola ditta di raccolta e smaltimento ferro e metalli vecchi nelle fabbriche. Ma, con la crisi, il lavoro è diminuito parecchio e in casa si fa fatica ad arrivare a fine mese. Così, quando Equitalia ha fatto scendere la ghigliottina del pignoramento, dagli accertamenti è emerso che di beni pignorabili non ce n’erano, fin quando, cerca che ti ricerca, gli scrupolosi esattori hanno scovato le pecorelle.
Storia triste quella di Laika e Tom, che in quella povera casa tra le colline di Pianella sono trattati come animali d’affezione, né più né meno del cane che corre qua e là nel cortile. Non sono esemplari che fanno parte di un gregge o che stanno in un allevamento. Le due pecore vivono, solo loro due, nella grande stalla, piuttosto dismessa, e spesso vengono portate fuori nel prato a brucare l’erba, a far compagnia al cane e al gatto di casa.
Per Equitalia però quelle bestiole hanno un valore, valgono quattrini, e potrebbero far gola a un’azienda agricola, a un contadino, un allevatore e anche a un macellaio pronto ad affilare i coltelli del mestiere sulle le due pecorelle domestiche. Forse, quando ha deciso di mettere all’asta Tom e Laika, l’esattore deve aver pensato: “Meglio mille euro sicuri che 40mila incerti”. E, sempre per restare in tema di animali, “meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
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