Era ai domiciliari per problemi di salute
Una condanna nel 2009, un’altra nel 2013 con sentenze passate in giudicato e un provvedimento di cumulo pena per complessivi 14 anni da scontare in carcere. E sempre per abusi sui minori. Ma perché...
Una condanna nel 2009, un’altra nel 2013 con sentenze passate in giudicato e un provvedimento di cumulo pena per complessivi 14 anni da scontare in carcere. E sempre per abusi sui minori. Ma perché Antonio Cocchiaro, dipendente delle Poste in pensione, 88 anni di Pescara, in quella casa di piazza Duca degli Abruzzi ha potuto riprendere a fare, secondo quanto ricostruito dall’accusa, quello per cui era stato già condannato? A luglio dello scorso anno, il pensionato aveva ottenuto gli arresti domiciliari per problemi di salute dopo l’ennesimo arresto per cumuli pena. Ma già a maggio del 2014 il Tribunale di sorveglianza dell’Aquila aveva disposto per un anno l’attenuazione della pena, proprio per le accertate condizioni di salute particolarmente gravi. Dunque, dopo essere stato in carcere da ottobre 2013 a maggio 2014, sette mesi, Cocchiaro era passato ai domiciliari fino a giugno del 2015 quando, allo scadere dell’anno, era tornato di nuovo in carcere dovendo scontare ancora 11 anni, 11 mesi e 14 giorni di reclusione a decorrere dal 23 giugno 2014 e fino al 23 settembre 2025. All’età di 97 anni. Ma un mese dopo, a luglio 2015, aveva ottenuto di nuovo i domiciliari.

