Eriberto, il fotografo Lattanzio racconta quello scatto iconico: «Andai in spiaggia a cercarlo, ecco come lo convinsi»

Il ricordo dell’autore della famosa foto nella nostra intervista: «Nacque tutto in 15 secondi»
PESCARA. «Quella foto? Nacque in 15 secondi». Giampiero Lattanzio, fotografo del Centro, è l’autore dell’immagine divenuta iconica di uno dei simboli della pescaresità: Eriberto Mastromattei. Oggi alle 10.30, sulla passeggiata Eriberto, di fronte allo stabilimento balneare Jambo sarà inaugurato il nuovo totem dedicato allo storico balneatore, scomparso nel 2008 a 77 anni. Alla cerimonia, dal titolo “Il richiamo del mare”, parteciperanno la famiglia Mastromattei, le autorità civili e religiose e quanti gli hanno voluto bene.
Giampiero, intanto che giorno era quando l’hai scattata?
«Era il 4 luglio 2006».
Perché quella foto, in quale occasione?
«Lo studio pubblicitario Alice doveva fare una campagna per l’inaugurazione del negozio di abbigliamento di Massimiliano Isidoro, Isidoro Gallery, sotto ai portici di piazza Salotto. Isidoro chiamò me come fotografo e Francesco De Marco per l’agenzia. Ci chiese di ideare qualcosa di innovativo con cui poi fu tappezzata Pescara. Pensammo a dei ritratti con i volti di pescaresi noti e il primo nome che tirai fuori io fu proprio quello di Eriberto. Ma Massimiliano Isidoro, conoscendo il personaggio, mi chiese subito “e come lo convinciamo?”».
Già, come l’avete convinto?
«Dissi a Francesco che mi giocavo tutto io. All’epoca avevo lo studio fotografico in via Muzii proprio di fronte al bar Napoli, ed Eriberto passava lì davanti tutti i giorni, lo conoscevo bene. Ma a un certo punto mancava solo la sua foto».
Perché?
«Sapevo che era da cogliere sul momento, E così andai al Jambo, allo stabilimento. La mattina del 4 luglio appunto».
E come andò?
«Ricordo tutto come fosse ora. Entrai, vidi il figlio Luca dentro la cucina. Gli chiesi dove stava, e lui, “lo trovi in spiaggia”. E scesi in spiaggia sapendo bene che se non andavo a prenderlo non sarebbe mai venuto. Gli dissi che dovevo fare una foto e lui pensando al giornale mi rispose subito, “mo che è successo?”. No no, gli dissi, mi servi tu».
E lui?
«La prima risposta fu che c’aveva da fare in spiaggia, poi si convinse, ma la risposta fu “ti do cinque minuti”. Gli spiegai che mi serviva qualche minuto in più e che doveva venire in studio. Ma a quel punto per convincerlo dovetti rivelargli la campagna pubblicitaria fino a quel momento top secret. E gli dissi che lui ci doveva stare e basta, “fidati, in dieci minuti abbiamo fatto”. Accettò. Ma stava in spiaggia, a petto nudo, “guarda come sto”. E io: “va bene così come stai, Eriberto è questo”. L’unica cosa che gli chiesi, fu di portarsi un oggetto a cui era legato. Si guardò intorno, mi indicò un cappello di paglia che aveva riportato dalle Mauritius, gli dissi che l’importante era che ci si sentisse a suo agio. Ma faccio per andare in studio e sento quel suono, “uuuuuu”. Mi giro e stava soffiando in quella enorme conchiglia sulla spiaggia, era il richiamo che faceva ai bagnanti ogni mattina, credo a mezzogiorno. Tornai subito indietro: “lascia il cappello, devi venire con questa conchiglia”».
E venne?
«Sì sì, il tempo di preparare al volo il set e lo vedo arrivare con la sua minimoto gialla, in costume, a petto nudo, come stava in spiaggia. Arriva, mette il cavalletto e scende con la conchiglia in una busta. “Dai veloce, facciamo ’sta foto” mi dice. “Però fammene che posso sembrare serio, mi sono portato la cosa più elegante che c’ho”. E tira fuori la polo a strisce».
Quindi niente conchiglia?
«Lì per lì niente conchiglia, gli ho fatto la foto con la polo addosso, ma poi gli ho detto che dovevamo fare la foto con la conchiglia. Gli dissi di rifare davanti ai riflettori quello che aveva fatto poco prima al mare: “Fai finta che non ci sto” gli dissi, “come stavi stamattina in spiaggia”. E l’ha fatto. Ha fatto suonare la conchiglia per una quindicina di secondi mentre io scattavo a raffica. E in meno di mezzo minuto è uscito questo capolavoro.
L’hai capito subito?
«Sì, glielo dissi, questa immagine farà la storia».
E lui?
«Come ha fatta le foto se n’è andato. Fuori c’erano quelli del bar che avevano sentito il suono, salutò tutti e con la motoretta tornò in spiaggia».
Che effetto ti farà rivedere quello scatto sul totem?
«Mi riempirà il cuore, come ogni volta che ho rivisto quest’immagine, perché per me Eriberto è stata espressione di vitalità, di genialità. Era un sole».
Ora sulla riviera con questa foto ci sarà anche un pezzo di te.
«È un’idea che ho condiviso con Francesco De Marco e che mi rende orgoglioso. Mi dispiace tantissimo non poter essere presente all’inaugurazione perché sarò a Catania con la Pescara pallanuoto (di cui è direttore generale ndr), ma so che lui mi perdonerà perché è sempre stato un tifosissimo della squadra».
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