Estate con 4.799 contagi: 10 volte in più del 2020

29 Agosto 2021

Ecco il confronto dei dati da giugno a oggi, agosto mese peggiore. Gli esperti spiegano: «Ceppo virale più infettante e i vaccinati abbassano la guardia, ma niente allarmi»

L’estate volge ormai al termine e a questo punto, tirando le somme, emerge come in Abruzzo, in questa stagione, a differenza di quella passata, il Covid19 sia stato l’unico a non andare in vacanza. Anzi, rispetto allo scorso anno, quando qualcuno pensava addirittura che il virus fosse morto, da giugno a oggi il coronavirus è stato più vivo che mai e non ci ha permesso di abbassare la guardia neanche per un giorno. Infatti, se nel 2020 i contagi dal 1° giugno al 31 agosto sono stati quasi 500, nello stesso periodo del 2021 il numero è quasi 10 volte maggiore, nonostante la campagna vaccinale in corso. Si tratta di un vero paradosso preso ad esempio sempre più frequentemente dai no vax. In realtà le cose non stanno così. Perché, se da un lato il virus è diventato più contagioso e quindi la diffusione più capillare, dall’altro, guardando la percentuale dei numeri assoluti, e quindi l’incidenza, risulta invece evidente il beneficio che arriva dalle vaccinazioni.
IL CONFRONTO. Rispetto ai tre mesi estivi (giugno, luglio e agosto) dello scorso anno, i contagi nel 2021 sono stati 10 volte maggiori, con un aumento progressivo che viene confermato in entrambi i casi. A giugno del 2020 ci furono 42 persone contagiate in Abruzzo, contro le 787 dello stesso periodo di quest’anno. Stesso discorso per luglio, quando i nuovi contagi nel 2020 sono stati 97, rispetto ai 1.382 del 2021. Ad agosto scorso i contagi furono 353 a fronte dei 2.630 del mese in corso giunto oramai alla fine. I contagi totali di questi mesi estivi mostrano come la scorsa estate i nuovi positivi furono circa un decimo rispetto a questa estate, 492 del 2020 contro i 4.799 attuali.
IL VIROLOGO. Una situazione, secondo il virologo Paolo Fazii, membro del Cts regionale e direttore del laboratorio della Asl di Pescara, dovuta a due principali fattori. «Questa estate», ha spiegato il virologo pescarese, «ci siamo trovati davanti a un ceppo virale molto più infettante rispetto a quello dello scorso anno. Questo è il motivo principale dell’aumento dei contagi». Il riferimento è alla variante Delta del coronavirus, una mutazione che è diventata rapidamente dominante in tutto il mondo. Secondo i più recenti studi effettuati, infatti, rispetto al virus originale è molto più trasmissibile con una maggiorazione del 40-60 per cento rispetto alla variante inglese, che a sua volta è il 50 per cento più contagiosa rispetto al ceppo originario del Covid. La Delta, quindi, rispetto ai primi ceppi, ha una carica virale in media 1.260 volte superiori già il primo giorno in cui viene effettuato il test. Inoltre, è più contagiosa durante la fase iniziale dell’infezione e spargendo più virus è molto più elevata la possibilità che un contatto stretto sia esposto a una dose infettiva senza accorgersene.
IL COMPORTAMENTO. «Un altro motivo, che non va sottovalutato», chiarisce Fazii, «è la disinvoltura delle persone vaccinate nell’avere contatti con gli altri. Ritengo che le persone vaccinate tendano ad abbassare la guardia, ad esempio riducendo l’uso delle mascherine. Questo la scorsa estate accadeva meno. Per tale motivo il mio invito ai vaccinati è quello di stare attenti e di non abbassare la guardia».
PARLA MARINANGELI. La pensa allo stesso modo Franco Marinangeli, direttore del reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, secondo cui l’attuale libertà di movimento non può essere paragonata con quella dello scorso anno. «Chi è vaccinato», spiega, «va molto più tranquillamente in giro. La scorsa estate non c’era il vaccino ma si andava con le mascherine ovunque. Non è che il vaccino ha favorito i contagi, come può sembrare, ha invece favorito una tipologia di interazione tra le persone. Ma questo era stato messo in conto. È stato liberalizzato il discorso di andare senza mascherina. Quindi», conclude il primario aquilano, «ci sono tanti fattori che determinano più contagi, ma i dati non sono paragonabili perché non è paragonabile né il comportamento delle persone, né il numero dei tamponi».
«Un dato da analizzare», secondo Marinangeli, «è anche quello riguardante il numero di tamponi. Oggi, rispetto alla scorsa estate, abbiamo un sistema di valutazione di tamponi più efficace. Lo scorso anno avevamo tamponi contingentati negli ospedali, oggi basta un raffreddore per far scattare il tampone a tutti».
PARADOSSO VACCINALE. In Abruzzo ci sono a questo punto della campagna vaccinale, tra la popolazione sopra i 12 anni, più persone immunizzate rispetto a quelle non ancora vaccinate neanche con una sola dose. È anche vero, però, che ci sono più infezioni tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Guardando alle percentuali, e quindi al numero di infezioni rispetto al totale di persone suddivise per tipologia (vaccinate-non vaccinate), risulta evidente l’importanza di essere protetti dal vaccino. Con l’aumento del numero dei vaccinati si sta verificando un paradosso per cui i contagi sono simili o quasi tra i vaccinati rispetto a chi non ha ricevuto il vaccino. Potrebbe sembrare un motivo a non vaccinarsi ma soltanto perché vengono considerati i numeri assoluti e non le percentuali. Difatti, più aumentano i vaccinati, più salgono i rari casi di contagiati e malati anche tra chi è vaccinato. Ma considerando i valori percentuali, la possibilità di contagiarsi tra le persone vaccinate è molto più rara. «L'essenziale è che il contagio non significa malattia», sottolinea Marinangeli, «almeno come lo era prima. Si sono fatti i vaccini nella consapevolezza che ci sarebbe stata maggiore diffusione, ma il contagio è molto meno pericoloso di una volta. Il vaccino non serve solo per ridurre i contagi, ma rende la positività meno duratura e il rischio di ospedalizzazione o di morte molto meno possibile. Ad oggi non vediamo praticamente quasi mai un vaccinato in terapia intensiva». Anche per il virologo Fazii, proprio per questi motivi, «è importante andare a vaccinarsi. Inoltre», aggiunge l’esperto, «anche in caso di contagio, le conseguenze sono minori, diventa molto difficile che un vaccinato finisca in ospedale o che muoia a causa del virus. Già questo è un motivo sufficiente a giustificare la necessità del vaccino: la diminuzione dell’indice di ospedalizzazione». Per i prossimi mesi, secondo Fazii, avremo ancora a che fare con il virus. «Prevedo una grossa circolazione del virus in autunno», sottolinea, «ma con un numero molto basso di malati. Se i genitori mettessero da parte le paure, e se si desse l’ok per la vaccinazione under 12, ci sarebbe ancora un anno di patimento. E poi si avrà la pace. È naturale che per sconfiggere la patologia e impedire la formazione di varianti, però, bisognerà vaccinare anche le aree più povere del mondo».
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