Estorsore e ladro Alla polizia ha detto: «Eravamo drogati»
Sentito a caldo si era limitato ad ammettere i colpi mortali In serata ha detto di essere stato aggredito e di essersi difeso
PESCARA. Si è difeso dicendo di essere stato aggredito e di aver reagito. Maxym Chernysh, 25 anni, ucraino, ha fornito la sua versione dei fatti, nella tarda serata di ieri, sul duplice omicidio avvenuto nel pomeriggio in una mansarda di via Tibullo. Lo ha fatto davanti al pubblico ministero Salvatore Campochiaro e facendosi assistere dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo.
Il giovane, apparso confuso, avrebbe spiegato di aver assunto droga con una delle due vittime, Arkadiusz Miksza, detto Arka, 22 anni, nell’appartamento occupato da quest’ultimo, in via Tibullo 25. Poi l’ucraino si sarebbe occupato della riparazione del mouse di un pc e improvvisamente, stando alla sua versione, sarebbe stato aggredito dal polacco per motivi che non è riuscito a spiegare. Il 22enne si sarebbe avvicinato con bastone e coltello e Chernysh si sarebbe difeso. Poi sarebbe arrivata la madre di Arka, Krystyna: accorgendosi della lite violentissima in corso si sarebbe intromessa cercando di difendere il figlio ma entrambi sono morti nell’appartamento. Andando via da lì, l’ucraino ha portato via il portafogli di Arka per cui è stato arrestato non solo per il duplice omicidio ma anche per il reato di rapina.
Anche nel primo pomeriggio, ascoltato da carabinieri e polizia subito dopo essere stato acciuffato, il giovane aveva ammesso le proprie responsabilità ma quando le domande si sono fatte più incalzanti, finalizzate a capire i motivi scatenanti del delitto e ricostruire con maggiore esattezza il delitto di via Tibullo, lui ha smesso di parlare, ha appoggiato la testa tra le mani e ha cominciato a dire di non ricordare niente. È stato quindi condotto in ospedale, considerato che era ferito in maniera piuttosto grave, e in serata è tornato in questura.
Non è la prima volta che Chernysh finisce nei guai. Questo giovane dagli occhi azzurri e dai capelli castani, alto un metro e 90, ha già avuto problemi con la giustizia, in passato: a dicembre 2012 è stato arrestato dai carabinieri di Montesilvano in flagranza di reato per un furto messo a segno in un supermercato ma un’altra segnalazione nei suoi confronti è avvenuta anche per estorsione ed è stato controllato pure per questioni di droga (nei fotosegnalamenti delle forze dell’ordine il suo nome cambia da Maxym a Maksym).
È ufficialmente disoccupato, risulta domiciliato a Francavilla al mare e nei giorni scorsi ha presentato la richiesta di permesso di soggiorno alla questura di Chieti.
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