Evedise e Giulia invitate dal presidente Mattarella

Giornata della Memoria, domani le due giovani rom abruzzesi al Quirinale E Gennaro Spinelli suonerà al Palaforum di Firenze davanti a 8mila persone
L'AQUILA. Ricordare per non dimenticare. La memoria come anestetico del dolore e crescita sociale, perché le pagine nere della storia passata non trovino margini di sopravvivenza in futuro.
È il pensiero di Evedise Spinelli, 22 anni, sorella minore del violinista pescarese di etnia rom, Gennaro Spinelli, che domani sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata della memoria. Con lei anche un'altra abruzzese, Giulia Di Rocco, componente del Forum Rsc istituito dal Ministero delle pari opportunità e delegata a rappresentare i Rom e i Sinti vittime dell'Olocausto nazi-fascista. Gennaro, che per due anni consecutivi ha preso parte alla cerimonia con il Capo dello Stato, non potrà essere presente perché suonerà al Palaforum di Firenze davanti a 8mila studenti provenienti da tutta Italia «per sensibilizzare i giovani, che formeranno la società di domani», dice, «alla cultura dell'integrazione e dell'inclusione».
STERMINIO E DOLORE. Evedise frequenta l'ultimo anno del Conservatorio a Pescara. Sta per diplomarsi in arpa classica. Il sorriso aperto e i grandi occhi nocciola nascondono a stento l'emozione dell'incontro con il Presidente, Mattarella. «Sarà l'unica abruzzese ad essere ricevuta dal Capo dello Stato, insieme a mia cugina Giulia, che rappresenterà il Forum italiani Rom e Sinti», spiega Gennaro, «farà le mie veci in quanto quest'anno ho rinunciato, mio malgrado, alla visita in Quirinale per commemorare l'Olocausto, per suonare davanti a 8mila studenti in occasione della Giornata della memoria. Per diffondere tra i giovani la cultura del rispetto tra le etnie e ricordare lo sterminio di migliaia di Rom, prelevati e trucidati dai nazisti». Spinelli è reduce da un viaggio nei campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz. È stato chiamato dalla Camera dei Deputati, insieme ad altri cinque membri in rappresentanza delle comunità Rom e Sinti, a far parte della delegazione del Miur che ha accompagnato il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolini, nella visita ai lager.
GIORNATA DELLA MEMORIA. Domani, sarà il giorno della commemorazione in Quirinale. Evedise Spinelli porterà con sé la bandiera "romanì" e la consegnerà al Presidente della Repubblica.
«Ho avuto l'occasione di incontrarlo per due anni consecutivi», racconta il fratello, Gennaro, «è un uomo che sente, nel profondo, ciò che dice. L'ho letto nei suoi occhi. Sa cosa vuol dire essere discriminati per un "marchio" di nascita e ha a cuore i Rom e i Sinti italiani. La Giornata della memoria è un messaggio immenso che lo Stato lancia al popolo italiano per contrastare le discriminazioni che ancora fanno profondamente parte della società. I ragazzi devono studiare, conoscere la storia, informarsi su quello che è accaduto in passato per non ripetere gli stessi errori».
È lo stesso messaggio di integrazione, declinato in arte e cultura, che Gennaro lancerà ai tanti giovani del Palaforum, intonando con il suo violino le note del Gelem Gelem, l'inno del popolo Rom e Sinti.
LA DISCRIMINAZIONE. «Anche solo uno sguardo di discriminazione può segnare una vita: è un dolore lancinante, che ti resta dentro. Il senso della Giornata della memoria è tutto qui», spiega infine Spinelli, «spesso, anch'io, mi rivedo nei bambini emarginati, nei più deboli, nei diversi. La mia infanzia è stata scandita dalla discriminazione, ma ci sono due strade: combattere e farcela o restare esclusi, per sempre. Tendiamo la mano agli altri e proviamo a superare le barriere insieme».

