Ex Fea nel degrado, il Pd: subito la bonifica

I consiglieri si radunano sotto le mura cadenti e denunciano: «Cinque anni di niente, serve una svolta»
PESCARA. Si sono dati appuntamenti sotto i muri cadenti davanti alla riviera e al mare. Ieri, il Pd è tornato a denunciare il degrado dell’ex Fea: «Cinque anni di nulla», questo il grido lanciato all’indirizzo della Regione Abruzzo e del Comune. Una “messa in stato d’accusa” per il centrodestra. «Nel corso dei quasi 5 anni, passati dall’affidamento dell’area da parte della Regione alla società Fea al fine una sua valorizzazione culturale, abbiamo constatato attraverso molteplici interpellanze, interrogazioni, mozioni e denunce pubbliche come la situazione sia impantanata», hanno detto il consigliere regionale Antonio Blasioli e i consiglieri comunali Piero Giampietro, Stefania Catalano, Francesco Pagnanelli e Marco Presutti, «e manchi la volontà della Regione di sbloccarla. Dall’altro lato, il Comune di Pescara non sembra interessarsi della situazione, con uno scaricabarile indegno tanto più per la posizione, e continuando a creare disagi ai residenti».
Il Pd prosegue: «La cosa più grave è che, a seguito delle indagini effettuate nel sottosuolo, l’area è risultata inquinata, tanto è vero che è in vigore una ordinanza comunale che vieta l’utilizzo dell’acqua presente all’interno del sito, relativamente alla falda acquifera. Occorre dunque al più presto una bonifica che però è incagliata tra la ricerca del soggetto inquinatore, prevista dal Testo unico in materia di ambiente, e che non ancora viene avviata perché non è ancora partito il piano di caratterizzazione. C’è inoltre un altro scaricabarile tra il concessionario e la Regione Abruzzo su chi debba sostenerne i costi e se la Regione debba restituire quanto già speso dal concessionario per alcuni interventi. Riteniamo che non sia più ammissibile continuare a mantenere l’area “sequestrata” come ormai si trova da oltre quattro anni, precludendone l’utilizzo e alimentandone il degrado con cui i residenti e la città tutta sono costretti a convivere. Nel frattempo, la società affidataria dell’area ha chiesto una proroga complessiva per ulteriori 4 anni del termine necessario per i lavori e conseguentemente anche di quello per la gestione, nonostante il primo termine, quello per effettuare i lavori, sia già scaduto lo scorso 4 aprile 2023. È il momento della responsabilità: chiediamo alla Regione di fare chiarezza».

