Ex fonderia, il giudice assolve Colasante

15 Dicembre 2017

SAN GIOVANNI TEATINO. Assolta con formula piena, perché il fatto non sussiste, la proprietà dell’ex fonderia Di Nicola dalle accuse di aver realizzato una discarica abusiva e di non aver rimosso l’ami...

SAN GIOVANNI TEATINO. Assolta con formula piena, perché il fatto non sussiste, la proprietà dell’ex fonderia Di Nicola dalle accuse di aver realizzato una discarica abusiva e di non aver rimosso l’amianto che ancora oggi ricopre il capannone. La sentenza, pubblicata nei giorni scorsi, respinge in toto le ipotesi di reato ambientali formulate contro Enio Colasante, amministratore della società Master Building Sardinia, che nel 2010 rilevò l’ex fonderia dopo il fallimento della precedente proprietà.
Pur essendosi impegnata, al momento l’acquisizione, a bonificare l’area entro un anno, secondo il giudice, Andrea Di Berardino, la Sardinia non ha commesso nessun reato non attivandosi per la rimozione dei rifiuti e dell’eternit, perché quei materiali giacevano abbandonati nel sito da molti anni. Non è stata quindi la società di Colasante a realizzare la discarica e a far sorgere un pericolo per la salute pubblica. «Pericolo» è scritto nella sentenza, che le competenti autorità, tra tutte Asl e Comune, non hanno fronteggiato».
In uno dei passaggi delle motivazioni, il giudice rimarca che il Comune, costituitosi parte civile nel processo, non ha mai emesso un’ordinanza per la bonifica dell’ex fonderia. E sull'ordinanza mai promulgata torna all’attacco Mario Cutrupi (M5s): «Non è più solo il M5S a dire che sarebbe servita un’ordinanza, lo afferma anche il giudice». Pronta la replica di Marinucci: «Il sindaco può firmare un'ordinanza solo se ci sono i presupposti che, in questa vicenda non si sono mai verificati. Sin dall'inizio, ho fatto quanto in mio potere. L'ex fonderia era, nel 2010, in procedura fallimentare. Erano quindi il curatore e il giudice a essere a conoscenza di eventuali situazioni di criticità e nulla mi è stato mai comunicato. A tutt'oggi, non risultano parti della struttura fuori dai parametri di legge. Inoltre, non risulta ci sia stata mai inattività del privato. Con l'ufficio tecnico abbiamo seguito lo svolgimento dei lavori. Variazioni al cronoprogramma, concordato con la Asl, sono stati determinati da fattori imprevedibili ed esterni. Se solo Cutrupi si informasse sarebbe meno fazioso e più utile alla collettività, che continua a terrorizzare. Se conoscesse le procedure sarebbe più prudente. Sono disposto a insegnargliele così, semmai un giorno diventasse sindaco di Pescara, la sua città, le applicherebbe correttamente».
Gabriella Di Lorito
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