Ex precari, Provincia pronta a saldare il debito

L’ente deve 880mila euro ai dipendenti a cui era stata promessa la stabilizzazione Alla fine del lungo contenzioso il via libera del Consiglio: somma divisa in tre anni
PESCARA. La Provincia di Pescara si prepara a saldare il debito nei confronti degli ex lavoratori precari che hanno lavorato a lungo per l’ente e speravano nella stabilizzazione, ma non sono mai stati assunti a tempo indeterminato. Anzi, il loro percorso all’interno di Palazzo dei marmi si è interrotto, dopodiché è cominciato un percorso diverso, giudiziario, fino ad arrivare in Cassazione.
E ora per la Provincia di Pescara è arrivato il momento di liquidare le somme dovute, per un totale di 880.615 euro, e il Consiglio ha dato il via alla procedura. Alla fine di dicembre ha approvato la delibera per il riconoscimento del debito fuori bilancio ma solo una parte trova copertura nel bilancio del 2017 (per un importo di 451.163 euro) mentre altre due tranche saranno coperte nei bilanci di previsione del 2018 (261.258 euro) e del 2019 (168.193 euro).
La vicenda che ha portato al contenzioso è cominciata moltissimi anni fa, nel 2001, quando le assunzioni a tempo indeterminato erano bloccate e la Provincia decise di assumere un certo numero di figure professionali a tempo determinato, in più settori. Negli anni successivi si è posta la questione della regolarizzazione o della stabilizzazione del personale precario e già nel 2006 il consiglio si è espresso favorevolmente e nel 2007 è arrivato il via libera ad un piano di assunzioni a tempo determinato per la selezione di 69 persone riservata a chi aveva lavorato con contratto di collaborazione coordinata e continuativa per un anno. L’assunzione è avvenuta, i contratti sono stati firmati il 27 settembre 2007 per la durata di 18 mesi prorogabili, e in questo modo è stata, di fatto, avviata la strada che avrebbe dovuto portare alla stabilizzazione (nel 2010) di 67 unità i cui contratti a termine, nel frattempo, furono prorogati. Intanto, però, lo scenario è cambiato, l’amministrazione anche. E la giunta ha modificato la rotta «alla luce del mutato quadro finanziario e delle modifiche alla normativa sulla stabilizzazione del personale», come si legge nella delibera approvata a fine anno dal Consiglio. Sono stati eliminati dal piano delle stabilizzazioni gran parte dei posti previsti in precedenza per cui si è interrotto l’iter - decisamente lungo - avviato nel 2007 e, alla scadenza dei contratti a tempo determinato, i dipendenti non sono stati assunti. A quel punto sono cominciati i ricorsi, si è aperta una fase giudiziale infinita passata per il Tribunale di Pescara, la Corte d’appello dell’Aquila, la Corte di Cassazione e poi di nuovo la Corte d’appello dell’Aquila, anche per determinare l’ammontare dell’indennità dovuta ai lavoratori, che hanno dovuto rinunciare all’assunzione.
La Provincia, così si è conclusa (per ora) la parentesi nelle aule di giustizia, dovrà versare ai lavoratori 10 mensilità (inizialmente erano 20) dall’ultima retribuzione, con interessi legali e rivalutazione. Nel frattempo l’ente, con l’avvocato Giulio Cerceo, ha proposto un nuovo ricorso in Cassazione ma nel frattempo la procedura per liquidare le somme dovute è partita. E di certo avrà un peso non indifferente sulla situazione, non semplice, delle casse dell’ente. (f.bu.)
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