Ex prefetto Provolo coinvolto anche nel caso depistaggio

PESCARA. L'inchiesta madre sulla tragedia di Rigopiano ha anche un'appendice: l'inchiesta bis per frode processuale e depistaggio a carico di sette personaggi della prefettura di Pescara in relazione...
PESCARA. L'inchiesta madre sulla tragedia di Rigopiano ha anche un'appendice: l'inchiesta bis per frode processuale e depistaggio a carico di sette personaggi della prefettura di Pescara in relazione alla scomparsa, dalla sala del centro coordinamento dei soccorsi, di un brogliaccio con le telefonate di richiesta d'aiuto arrivate in sala il 18 gennaio 2017, giorno della tragedia di Rigopiano.
Gli indagati sono tutti della Prefettura con in testa ancora Francesco Provolo, il vice prefetto Salvatore Angieri, il suo collega Sergio Mazzia, la dirigente Ida De Cesaris, e i funzionari prefettizi Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva. Un fascicolo che il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia potrebbero chiudere a breve, non appena i carabinieri forestali termineranno gli accertamenti che hanno in corso. Nei giorni scorsi, infatti, hanno ascoltato i due agenti della polizia di Stato che quel giorno prestavano servizio al centralino della Prefettura e che smistarono le telefonate in entrata. Gli investigatori stanno dunque ricostruendo la catena di passaggi di quelle telefonate che arrivarono anche da parte del cameriere dell'hotel, Gabriele D'Angelo, una delle vittime del resort, che la mattina del 18 chiedeva aiuto e soprattutto lo sgombero dell'hotel dopo le scosse di terremoto della mattina del 18 gennaio che avevano seminato il panico fra gli ospiti dell'hotel. Chiamate che sembrano sparite nel nulla, che nessun registrò in arrivo sul brogliaccio della sala operativa. A riguardo i sette indagati sono stati chiamati dai magistrati per l'interrogatorio, ma Provolo e De Cesaris non si sono presentati, mentre la funzionaria Pontrandolfo ha preferito non rispondere alle loro domande, mentre gli altri indagati hanno glissato sull'argomento dicendo di non ricordare o di aver preso servizio dopo l'orario in cui le telefonate sarebbero arrivate.
Il reato ipotizzato a carico dei prefettizi riguarderebbe appunto la mancanza di quel brogliaccio (i carabinieri forestali, molto tempo dopo ritrovarono un appunto di quella mattina con una serie di telefonate registrate, ma anche con un pezzo stracciato dove si presume fosse stata annotata quella di D'Angelo). Tutti e sette, si legge nel capo di imputazione, nella loro qualità di pubblici ufficiali, «al fine di impedire, ostacolare o comunque sviare l'indagine per i reati di disastro e omicidio plurimo colposo inerenti al crollo dell'hotel Rigopiano, avvenuto il 18 gennaio 2017 a seguito di una valanga di grandi dimensioni, pur se ritualmente richiesti dalla polizia giudiziaria per fornire utili informazioni anche attraverso la trasmissione delle relazioni di servizio circa le attività svolte nella sala operativa in particolare nella giornata del 18 gennaio, omettevano di riportare in tali relazioni le segnalazioni di soccorso pervenute in quella giornata da persone presenti nell'hotel». Adesso, anche questo secondo fascicolo su Rigopiano sta per essere definito dalla procura. (m.cir.)
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