Faccia a faccia per la prima volta tra Yelfry e l’uomo che gli sparò

In aula scambio di sguardi tra Pecorale e il 24enne sulla sedia a rotelle, accompagnato dalla madre Il difensore ha chiesto una perizia sulle condizioni psichiche dell’imputato: l’incarico il 16 febbraio
PESCARA. Per la prima volta dopo i colpi di pistola ricevuti il 10 aprile dello scorso anno nel locale di piazza Salotto dove lavorava, Yelfry Rosado Guzman si è trovato faccia a faccia con chi gli ha sparato quel giorno all’ora di pranzo. Solo un veloce scambio di sguardi con il 30enne Federico Pecorale, originario di Montesilvano e da anni residente in Svizzera, che lo aggredì per la salatura degli arrosticini, e che ora il gup Nicola Colantonio dovrà giudicare con il rito abbreviato.
E ieri Yelfry è rimasto calmissimo, senza tradire nessuna emozione: «Deve pagare per quello che ha fatto. Questa è la giustizia che voglio. Sono calmo come sempre, e continuerò così perché voglio solo giustizia», ha detto dopo l'udienza.
Accompagnato dalla madre e dal legale della famiglia, l’avvocato Piero Bisceglie, sulla sedia a rotelle per quei colpi che Pecorale gli sparò ripetutamente ripreso dalla telecamera interna al locale (e che da sola serve a ricostruire quel tentato omicidio), Yelfry ha assistito alla veloce udienza che doveva servire per nominare uno psichiatra che dovrà esaminare l’imputato, per accertare se al momento di sparare era nelle sue piene facoltà mentali. Uno dei suoi precedenti avvocati difensori (Pecorale ne ha cambiati diversi), dopo che il pm Fabiana Rapino aveva spedito l’uomo davanti al tribunale con il giudizio immediato, decise di optare per il rito abbreviato, condizionato all’esito della perizia psichiatrica sulla quale doveva decidere il gup. E così è stato ieri.
Il nuovo legale di Pecorale, l’avvocatessa Valentina Aragona di Roma, ha depositato ieri al giudice una perizia di parte, sulle condizioni psichiche dell’imputato, in attesa che l’esperto nominato dal giudice porti a termine la sua consulenza.
Il gup ha nominato la dottoressa Federica Vellante che il 16 febbraio prenderà ufficialmente l’incarico e con esso riceverà i quesiti che le verranno posti dal giudice. Pecorale, che attualmente è detenuto a Cassino, è già la terza volta che cambia carcere, perché ogni volta litiga in maniera accesa con gli altri detenuti e persino con la polizia penitenziaria. Così, da Viterbo, ultima sede carceraria, l’imputato è stato di nuovo trasferito, questa volta nel carcere di Cassino. E ieri, entrando nell'aula, ha gettato uno sguardo a tutti i presenti per poi accomodarsi di fronte al giudice, scortato dalla penitenziaria.
Il giorno della sparatoria Pecorale aveva ordinato degli arrosticini e si era recato dentro il locale per raccomandare la giusta salatura al cuoco Yelfry (da qui l’aggravante dei futili motivi contestati dal pm con il tentato omicidio). Ma la risposta del cuoco non deve essere stata gradita a Pecorale che prima sferrò un pugno alla vittima, che accennò una minima reazione subito bloccata dalla cameriera che era al suo fianco, poi estrasse la pistola calibro 6,35 (illegalmente detenuta) e sparò due colpi contro Yelfry. Ma prima di uscire dal locale ebbe un ripensamento, tornò indietro ed esplose altri tre colpi contro la vittima che era già a terra dietro il bancone. E quindi si allontanò per tornare in albergo e partire per la Svizzera a bordo di un taxi che venne però intercettato dalla stradale nei pressi di Pesaro.
Secondo la perizia di parte, i postumi di un grave incidente stradale cui rimase vittima nel 2010 a Montesilvano, avrebbero «inciso in maniera importante sulle sue capacità di intendere e di volere». Intanto, il 13 aprile prossimo scadranno i termini per la sua detenzione, e la procura dovrà decidere il da farsi.
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