Fallito il gemellaggio e il Comune paga i danni

5 Novembre 2016

Pianella, amministrazione condannata a risarcire 18mila euro a una comitiva del Perù D’Ambrosio promise di istituire un centro studi andino, ma poi fece saltare il viaggio

PIANELLA. Pensava di poter gettare un ponte culturale dagli Appennini alle Ande il Comune di Pianella, quando era sindaco Giorgio D’Ambrosio. Ci credevano tanto il primo cittadino e la sua giunta nel sogno andino, al punto da avviare le procedure per un improbabile gemellaggio nientemeno con Lima, la capitale del Perù, metropoli di quasi 9 milioni di abitanti. Siccome l’unione tra le due città non è mai andata in porto, il consiglio comunale ha dovuto riconoscere un debito fuori bilancio di 17.875 euro per risarcire l’associazione italo-andina Machu Pichu, che a suo tempo aveva persino prenotato un volo Lima-Roma per mandare una delegazione in visita a Pianella. Il tribunale di Pescara ha infatti condannato il Comune a pagare le spese sostenute dai peruviani per l’acquisto dei biglietti aerei, più 5 mila euro per danni d’immagine.

L’idea del gemellaggio con Lima, con l’obiettivo di farne un volano per la promozione dei prodotti tipici abruzzesi e del turismo da e verso il paese andino, ipotizzando anche voli charter dall’aeroporto di Pescara, venne nel 2006 a D'Ambrosio, all’epoca anche parlamentare, in occasione di una visita a Pescara dell’ambasciatore del Perù. L’idea fu accolta con entusiasmo dall’associazione Machu Pichu e subito iniziò un carteggio per istituire il gemellaggio. La giunta D’Ambrosio formalizzò l’iniziativa con una delibera, promettendo ai peruviani che a Pianella sarebbe stato addirittura realizzato un centro internazionale di arti andine, per il quale il Comune fece persino redigere uno studio di fattibilità. E proprio quel centro studi che quelli dell’associazione Machu Pichu, dopo l’invito del sindaco, avrebbero voluto visitare a Pianella: comprarono i biglietti, ma all’improvviso il Comune interruppe la comunicazione, evidentemente quando negli uffici ci si rese conto che in cassa, per allestire centri studi andini a Pianella, non c’era un soldo. L’associazione fece quindi causa e oggi il Comune deve sborsare: «È stata fornita prova», recita la sentenza, «che il sindaco di Pianella e il Comune non si sono comportati secondo i canoni della correttezza e buona fede, dopo essersi impegnati più volte per il gemellaggio non hanno mai dato seguito all’impegno». «Ora saremmo costretti a reperire nel già ristretto bilancio le somme per far fronte all’ennesima condanna», spiega l’assessore Luisa D’Amico, «si rischia di mettere a repentaglio servizi importanti, come lo sfalcio delle erbe e la chiusura di alcune buche su strade secondarie, con l’amara constatazione che alla fine, benché a distanza di anni, a pagare le conseguenze di gestioni scellerate e avventurose sono sempre i cittadini».

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