Falso e truffa ai danni dello Stato: due carabinieri forestali a processo

L’udienza, fissata al 16 aprile, a carico dell’ex comandante di Farindola. Coinvolto anche l’appuntato Gallerati. Per Ambrosini c’è pure il furto: prese il tavolo tra le macerie
FARINDOLA. Processo fissato al 16 aprile prossimo a carico dell’ex comandante dei carabinieri forestali di Farindola, il maresciallo capo Danilo Ambrosini, e dell'appuntato Marco Gallerati. Lo ha deciso il gup Francesco Marino che ha accolto le motivazioni del pm Anna Benigni che aveva istruito il caso che vede i due imputati accusati di falso e truffa militare ai danni dello Stato e Ambrosini anche di furto: di un tavolino in ferro battuto che era un reperto della tragedia di Rigopiano.
L’allora comandante (attualmente entrambi sono sospesi dal servizio dopo la misura disposta il 27 marzo 2025 dal gip Giovanni de Rensis per la durata di un anno) si appropriò di quel tavolo che si trovava in una zona sottoposta a sequestro da parte della magistratura dopo la tragedia dell’hotel che il 18 gennaio del 2017 venne distrutto da una valanga che fece 29 morti.
L’inchiesta della Benigni prese le mosse proprio da quel tavolo prelevato da una zona sotto sequestro e che venne ritrovato, perfettamente restaurato, a casa di Ambrosini nel corso di una perquisizione disposta dalla stessa procura a seguito della segnalazione ricevuta proprio per quel tavolo. Durante quella perquisizione i carabinieri di Penne (che hanno condotto le indagini su delega della procura) trovarono dei documenti sospetti sui quali hanno iniziato a lavorare insieme al magistrato, per arrivare a mettere uno dietro l'altro una serie di comportamenti legati a straordinari e buoni pasto non dovuti, facendo quindi figurare, nel memoriale di servizio (strumento importantissimo e da qui il reato di falso contestato), di aver lavorato oltre il dovuto. La truffa militare riguarda un articolo del codice penale militare in tempo di pace (articolo 234) che può essere contestato anche da una procura diversa come Pescara.
I carabinieri di Penne iniziarono una serie di attività investigative, mettendo sotto controllo i telefoni degli imputati, installando telecamere e posizionando un Gps sotto l'autovettura di servizio per registrare ogni spostamento: «in questa maniera si documentava con precisione, per il periodo tra il 15 novembre e il 10 dicembre del 2024 (data in cui si eseguiva il primo provvedimento di perquisizione per Ambrosini) non solo l'orario di arrivo e di partenza presso la sede di servizio di Ambrosini e di Gallerati, ma anche l'effettivo svolgimento dei turni esterni di perlustrazione i quali, quando di durata non inferiore a tre ore, danno diritto ad una indennità aggiuntiva», come scriveva il gip nella misura di sospensione dal servizio.
Tanti gli episodi contestati nelle 19 pagine che formano il capo di imputazione costituito da 29 singole contestazioni dove si trova di tutto: spostamenti con date e orari che non combaciano con le riprese filmate e con le osservazioni dirette da parte dei militari di Penne; trasferte con luoghi di partenza diversi da quelli riportati sul memoriale di servizio, utilizzo improprio dei mezzi per uso personale, partecipazione a pranzi (come quello di Natale che mise nei guai altri colleghi poi archiviati dalla procura) durante l'orario di servizio e via discorrendo. I legali di fiducia del maresciallo capo, gli avvocati Cataldo Mariano e Federica Di Nicola, hanno anche sollevato una serie di eccezioni prima della decisione del gup che sono state dallo stesso rigettate (compresa quella sulla inutilizzabilità delle numerose intercettazioni riportate nella misura cautelare). Ed ora il 16 aprile prossimo inizierà il processo a carico dei due imputati.

