Famiglie, un assegno di 250 euro Chi ne avrà diritto e da quando

Passa alla Camera il disegno di legge, benefici fino al compimento dei 18 anni con estensione ai 21 È calibrato in base a tre fasce di reddito, maggiorato dal terzogenito in poi e raddoppiato ai disabili
L’AQUILA. Via libera dalla Camera all’assegno unico universale per i figli a carico. È uno dei pilastri del “Family Act” che autorizza il governo ad adottare misure a sostegno delle famiglie per incentivare la natalità che, nel nostro Paese, registra uno degli indici più bassi di tutto l’Occidente.
Aiuti alle famiglie con figli erogati, senza pause, a partire dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni, con la possibilità di arrivare fino ai 21. L’importo, ancora da definire – dovrebbe oscillare tra i 200 e 250 euro mensili per ogni figlio, ma tutto dipenderà dalle risorse che verranno stanziate a copertura - sarà calibrato in base a tre fasce di reddito certificate attraverso l’Isee e dal terzogenito in poi sarà maggiorato, per favorire le famiglie numerose.
Dal diciottesimo anno di età e fino al ventunesimo, l’assegno sarà più basso e potrà essere erogato direttamente al figlio maggiorenne, che però dovrà dimostrare di essere iscritto a scuola, all’università, a un corso professionalizzante, al servizio civile o, se disoccupato, alle liste di collocamento o a qualche agenzia interinale. In caso di presenza di figli disabili, l'assegno sarà superiore anche del 50 per cento e sarà esteso a tutto l’arco della vita.
UNA MISURA PER TUTTI. L’assegno universale nasce con l’obiettivo di favorire la natalità, sostenere la genitorialità e promuovere l'occupazione, in particolare quella femminile, con il potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico, facendo ordine nella giungla delle misure esistenti, che verranno raggruppate in un’unica prestazione. La delega al governo, infatti, prevede l’abrogazione di otto misure attualmente in vigore: gli assegni per il nucleo familiare, gli assegni familiari, le detrazioni per i figli a carico, le detrazioni per le famiglie numerose, il bonus bebè, il bonus mamma, l’assegno per il terzo figlio e i prestiti agevolati garantiti per le famiglie con figli.
Nel loro insieme, tutte queste misure valgono, ogni anno, circa 15,5 miliardi, risorse che, grazie all’assegno, saranno convogliate e fatte confluire in un unico strumento. L’intenzione dei firmatari della legge – tra i quali c’è anche il capogruppo del Pd Graziano Delrio anche se il testo ha unito diverse elaborazioni maturate negli ultimi mesi - è quella di incrementare questo plafond di altri 6-7 miliardi, affinché l’Italia possa mettersi, nell’ambito delle politiche a sostegno della natalità, allo stesso livello di nazioni come Svezia o Danimarca.
ASSEGNO O CREDITO. L’importo dell'assegno potrà essere corrisposto in forma di credito d’imposta o di erogazione mensile di una somma di denaro: su questo il Parlamento ha lasciato al Governo la possibilità di scegliere.
IL VOTO IN AULA. Con 452 sì, nessun no e un solo astenuto, due giorni fa la Camera dei deputati ha approvato praticamente all'unanimità la legge che appunto istituisce l'assegno unico universale per i figli a carico. Il provvedimento ora approderà in Senato per l’ok definitivo ma visto l’esito del voto alla Camera si tratta di una pura formalità.
L’obiettivo è quello di chiudere la pratica prima della pausa estiva. Una volta completato questo passaggio, la palla tornerà di nuovo al governo per l’emanazione dei decreti attuativi (per i quali ci sono 12 mesi di tempo), in modo da far entrare in vigore la legge a partire dal 2021.
CONGEDI. La legge introduce novità anche in materia di congedi parentali, stabilendo un periodo minimo non inferiore ai due mesi di congedo non cedibile all’altro genitore per ciascun figlio. Prevede inoltre un periodo di congedo obbligatorio non inferiore a 10 giorni lavorativi per il padre lavoratore nei primi mesi di nascita del figlio.
PEZZOPANE. «L’assegno», commenta la deputata del Partito democratico Stefania Pezzopane, «metterà l’Italia alla pari delle maggiori nazioni europee, riconoscendo finalmente una misura robusta, semplice e universale a chi mette al mondo e cresce dei figli. Con questo provvedimento». aggiunge, «abbiamo raggiunto un obiettivo storico: entrare a far parte dei Paesi più avanzati in cui lo Stato sociale è realmente al fianco delle famiglie con figli».

