Fazii: «A Natale non fate le grandi tavolate»

La ricetta del virologo: mascherine all’aperto, il rispetto del super Green pass e no agli assembramenti
PESCARA. «Non si può abbassare la guardia, neanche i vaccinati possono farlo»: così Paolo Fazii, direttore dell’unità di Microbiologia e Virologia dell’ospedale pescarese, lancia un appello agli abruzzesi, ai gestori dei locali, ma anche alle autorità, fissando tre regole (più una) per un Natale sicuro pur nella quarta ondata della pandemia, ricordando che «queste feste saranno migliori di quelle dell’anno scorso grazie al vaccino, ma non saranno ancora come quelle prima del Covid».
Le tre regole
La prima regola di Fazii: «Auspico che venga introdotto l’obbligo della mascherina all’aperto nelle situazioni di affollamento. E che tutti la rispettino. Anche i vaccinati, perché il siero non sterilizza le vie aree e la mascherina resta uno strumento fondamentale per fermare la diffusione del virus. La seconda: «Il super Green pass deve essere fatto rispettare. Anche e soprattutto nei ristoranti e nei locali, dove si sta per lungo tempo senza mascherina». La terza: «Dobbiamo stare attenti e limitare il numero di persone nei pranzi natalizi. Allo stesso modo dobbiamo evitare le grandi riunioni, come quelle per le tombolate con gli amici, che tanto ci piacevano ma che presentano ancora rischi».
«Sì all’OBBLIGO VACCINALE»
La quarta regola recita di «spingere sulla vaccinazione, l’arma più forte che abbiamo». Spiega Fazii: «I casi sono in crescita, soprattutto nella scuola. Questo perché il virus trova spazio tra chi non è vaccinato. E i minori di 12 anni non lo sono. Come trova spazio tra gli adulti che, senza copertura vaccinale, possono avere escalation dei sintomi gravi», dice il virologo, «il super Green pass si è rivelato un ottimo strumento per spingere scettici e fobici a vaccinarsi, dando loro un “aut aut”: o ti vaccini o sei fuori dalla società civile. Per questo si nota una crescita nelle somministrazioni delle prime dosi. I no vax è invece difficile recuperarli». Quindi sui no vax: «Per questo sono per l’introduzione dell’obbligo vaccinale. In Italia, ma anche in tutto il mondo, altrimenti il virus continuerà a fare il giro del pianeta e si creeranno sempre nuove varianti. Come Omicron che è veramente performante ma che non sembra più pericolosa della Delta anche se bisogna ancora attendere per capirlo». Poi ancora: «Dobbiamo ambire al 100% di vaccinati convincendo i più riottosi. Solo così potremo proteggere la popolazione e soprattutto la parte più fragile, composta soprattutto da anziani e immunocompromessi. Una società civile si riconosce proprio perché protegge i fragili». Quindi sul vaccino ai bambini e sul via libera per il siero alla fascia tra 5 e 11 anni dal 16 dicembre: «Bisogna vaccinare anche da zero anni. Non ci sono infatti conseguenze, mentre ci sono rischi se non vacciniamo i bambini: non solo fanno circolare il virus, ma possono anche ammalarsi. È più raro che negli adulti, ma la possibilità esiste».
IPOTESI QUARTA DOSE
Continua il virologo abruzzese, toccando il tema della terza dose e della quarta, che per lui è una certezza: «Bene la corsa alla terza dose, che è importante per rafforzare la copertura anticorpale della popolazione. Ora abbiamo davanti due possibili scenari, solo nelle prossime settimane capiremo quale sia più realistico». Quindi il primo: «La terza dose potrebbe dare un input importante e più duraturo al sistema immunitario della seconda dose, permettendo quindi di dilazionare i prossimi richiami». Il secondo scenario: «Oppure la natura stessa del virus, che tende a mutare, potrebbe rendere necessario come minimo un richiamo ogni anno, come accade con l’influenza, finché non si stabilizza».
IL DESTINO DEL VIRUS
«Ci vorranno anni per far diventare il Covid una normale influenza. A quel punto avremo “scollinato”», continua Fazii, «basta guardare altri coronavirus, come l’OC43, che oggi è uno di quelli che provoca il raffreddore, ma che nell’800 ha provocato una piccola pandemia di polmonite interstiziale. Ha impiegato qualche anno a stabilizzarsi, in un mondo con meno abitanti, senza spostamenti aerei e popolazioni interconnesse come oggi, ma anche senza poter approfittare di immunocompromessi per malattie come l’Aids per mutare. Il destino del virus è di stabilizzarsi diventando un’influenza. il tempo che impiegherà a farlo dipende anche da come andrà la campagna vaccinale nel mondo». (l.t.)

