Fazii: «Variante inglese diffusa e più contagiosa»

7 Febbraio 2021

PESCARA. Una rapida diffusione dei contagiati sullo stesso territorio in un breve arco di tempo. È stato questo il campanello d'allarme che ha fatto scattare procedure di indagine più approfondite e...

PESCARA. Una rapida diffusione dei contagiati sullo stesso territorio in un breve arco di tempo. È stato questo il campanello d'allarme che ha fatto scattare procedure di indagine più approfondite e che ha portato a scoprire, in Abruzzo, l'arrivo della cosiddetta Voc, comunemente chiamata variante inglese del virus. Secondo il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara e membro del Cts regionale, ci si trova di fronte a una mutazione che ha reso il virus 0.7 volte più contagioso di quello classico. «In Abruzzo abbiamo costituito una rete di laboratori che si occupano di Covid 19» spiega il virologo, «e al riguardo abbiamo due istituti di ricerca. Uno dell'Università di Chieti, il Laboratorio di genetica molecolare "Cast" guidato dal professor Liborio Stuppia, a cui facciamo riferimento da Pescara e Chieti, e l'altro dell'Istituto zooprofilattico di Teramo, a cui fa riferimento anche L'Aquila. Abbiamo cominciato a inviare dei ceppi ritenuti sospetti, magari riguardanti soggetti che si infettavano due volte in pochi mesi, oppure di persone positive provenienti da Londra, o ancora, caso più frequente, quando osservavamo una rapida diffusione di pazienti contagiati nello stesso territorio. Così è spuntata questa varante e di conseguenza sono state disposte le zone rosse nei comuni interessati dal fenomeno».
Ma non è chiaro come sia arrivato questo ceppo in Abruzzo. «Sta girando da un po' in Italia», chiarisce Fazii, «già ad agosto, ad esempio, ce ne era una. Ma trovare il paziente 0 in Abruzzo è difficile. Abbiamo comunque inviato tutti i test positivi delle giornate di martedì e mercoledì all'istituto di ricerca per avere qualche dato in più nelle prossime ore. Ma questo non si può fare sempre, sia per i costi sia per la necessità di più personale».
La buona notizia è che i sintomi non sono più gravi. «Sì, dal punto di vista patogeno», afferma Fazii, «non è peggiore del virus originale. Presenta però diverse mutazioni che rendono il virus più capace di legarsi al recettore e di infettare. Sembra che abbia il 70% in più di possibilità di infettare, quindi è 0,7 volte più infettante. Sembra inoltre che possa dare un aumento dell'indice di contagio Rt di 0.4 in più rispetto al ceppo consueto. Si tratta di risultati che emergono da studi statistici».
Più contagiosità significa più soggetti infetti, e quindi un aumento di ricoveri e di decessi. Ma la mutazione del virus è un percorso inevitabile. «Tutti gli esseri viventi devono mutare per migliorare la specie», sespiega il virologo, «e un virus muta cento volte più frequentemente della specie umana. Muta per migliorare la specie e per diventare più performante possibile, mirando alla massima invasività e a diventare sempre meno patogeno. Non conviene al parassita uccidere l'ospite, per questo cerca un compromesso per comportarsi da vero parassita, cioè sopravvivere dentro l'ospite senza essere letale. Tramite queste varianti, il virus sta portando avanti il primo step, cioè migliorare le proprie prestazioni. Ma il secondo step, quello di divenire meno patogeno, non è iniziato. Accadrà tra 2 o 3 anni. E a quel punto i sintomi saranno quelli di un comune raffreddore. E finirà che dovremo vaccinarsi una o due volte all'anno con vaccini migliorati per essere immunogeni in modo maggiore su tutte le varianti che si susseguiranno nel tempo». (p.g.)