Febbo svela il colloquio riservato

La lite in Consiglio regionale, il forzista: per me la politica non è terreno di caccia
L’AQUILA. Mauro Febbo, capogruppo in Regione di Forza Italia, è perentorio: «La politica per me non è terreno di caccia». E per telefono ricostruisce la discussione ingaggiata con il leghista Fabrizio Montepara che ha animato il Consiglio regionale di martedì scorso all’Aquila, l’ultimo prima delle ferie di Ferragosto. «Non è stata una lite perché io con Montepara non litigo. Chi lo conosce sa che con lui è impossibile litigare». Ma in aula, Febbo, ha sbraitato contro il leghista dopo che questi avevano presentato un emendamento sulla caccia. «A me la caccia non interessa, ma è vero che mi sono lamentato perché di quell’emendamento, che modificava una mia norma, non sapevo nulla. Nessuno mi aveva avvisato. Ed è per questo che ho chiesto a Montepara di ritirarlo, e lui lo ha fatto». Nulla dice o vuole dire Febbo sul pentastellato Domencio Pettinari che, in quei frangenti risultati i soli minuti “emozionanti” di un consiglio quasi da noia, ha mostrato un cartello con la scritta “Salvate la Lega”, ed ha difeso Montepara perché «bullizzato politicamente».
Né spende parole per il consigliere di centrosinistra Sandro Mariani che in aula ha minacciato di denunciare Febbo. Ma un’ultima precisazione la vuole fare: «Non ho fatto dietrofront sull’emendamento, ma ho deciso di votarlo quando ho capito chi lo ha realmente proposto». E sul colloquio durato 15 minuti con Marsilio dice: «Macché paciere. Abbiamo parlato di Pnrr e delle rassicurazioni di Fitto». (l.c.)

