Fermo pesca dall’11 agosto, è polemica

20 Luglio 2018

Oggi è attesa la data ufficiale. Armatori preoccupati, lo stop potrebbe coincidere con quello nel Tirreno

PESCARA. Il fermo pesca potrebbe scattare l’11 agosto, nel tratto di Adriatico compreso tra San Benedetto del Tronto e Termoli (per 40 giorni). Ma il condizionale è d’obbligo perché non sono mancate le polemiche e la data potrebbe essere rivista oggi, prima della firma ufficiale al ministero, attesa per oggi. Le reazioni alla data dell’11 agosto non sono tutte positive. Da Pescara fanno sentire la propria voce gli armatori Mimmo Grosso e Massimo Camplone. «Non siamo d’accordo su questa ipotesi», dice il primo. «Avremmo preferito fermarci con l’alto Adriatico (dove la data dello stop dovrebbe essere il 28 luglio). L'anno scorso ci hanno fermato nello stesso periodo del Tirreno e siamo tornati in mare insieme», con una coincidenza che non fa bene al mercato. «È stato un fallimento totale perché c’è stata una caduta di prezzi senza precedenti. E ora si rischia di ripetere più o meno la stessa situazione. I pescatori vedranno uno stipendio degno di questo nome solo alla fine di ottobre e già ora dobbiamo fare i conti con un pescato scarso per via del caldo. La mucillagine, poi, ci intasa le reti e abbiamo problemi per via delle restrizioni delle zone di pesca. In più, il nostro porto è in condizioni pietose». Gli fa eco Camplone ricordando che «inizialmente era stata ipotizzata dal ministero la data del 28 agosto ma, dopo le pressioni ricevute, si è arrivati all’11 agosto. È stato solo un piccolo passo avanti. E anche quest’anno il nostro fermo coinciderebbe con quello del Tirreno, mentre sarebbe preferibile un calendario sfalsato, per far lavorare tutti. Visto che il nostro porto è insabbiato sarebbe stato preferibile fermarci già a fine luglio. Perché il livello dell’acqua si abbassa con il caldo e rischiamo di incagliarci». Anche Vincenzo Staffilano, rappresentante di Federpesca, è molto critico in merito all’annunciato fermo pesca: «Questo provvedimento, che viene rinnovato ogni anno dal 1987, va sempre a danno della marineria per tutelare gli interessi di alcune lobby. Ci sono alcune imprese di pesca che d’estate si dedicano ad attività turistiche e quindi hanno tutta la convenienza a fermarsi in questo periodo. Lo scorso anno lo stop sull’Adriatico è stato applicato in tre comparti diversi, ora si parla anche di un fermo uguale per tutti da Trieste a Bari. Qual è la filosofia che regola certe scelte? Molti pescatori dello strascico sono insoddisfatti». Nino Di Giosafat, responsabile della Uil Pesca, è sulla stessa linea: «Non si può proporre un fermo nel bel mezzo del periodo estivo quando la marineria ha maggiori possibilità di vendere ad un buon prezzo il prodotto ittico. Sulle tavole degli abruzzesi e dei turisti arriverà il pescato proveniente da Croazia, Montenegro, Albania e Grecia. In più ci sono gli allevamenti di spigole, orate ed altro. Ma ci sono i fondi per far fronte alle indennità del fermo? Negli anni passati sono state reperite risorse economiche dalla cassa integrazione in deroga. Mi sembra che nel frattempo le condizioni siano leggermente cambiate. Al Ministero delle Politiche Agricole occorre una svolta seria per non continuare a penalizzare il comparto pesca».
Franco Ricci, presidente del Flag Costa dei Trabocchi, parla della «soddisfazione degli operatori del mare e turistici» per il fermo. «L’obiettivo è di trovare una soluzione equa tra l’ecosistema marino, gli interessi economici ed il soddisfacimento dei turisti», sostiene l’ex presidente di Federcoopesca Abruzzo. Per Ricci è fondamentale valorizzare il pescato locale e il Flag Costa dei Trabocchi «si sta spendendo per questo», continua Ricci. I numeri parlano di un’alta percentuale di importazione dall’estero e «se il trend continuerà ad essere questo», conclude, «si metterà a rischio il ruolo del pescatore locale».
Alfonso Aloisi
Alfredo Sitti