Festa di Sant’Andrea i pescherecci restano in porto

È la prima volta dal 1867: colpa del mancato dragaggio Gli armatori: «I nostri nonni si rivolteranno nella tomba»

PESCARA. Non ci saranno i 67 pescherecci decorati a festa, l’orgoglio dipinto sui volti storici della marineria e la devozione dei fedeli di tutto l’Abruzzo. Con la processione in mare, fermata dal porto insabbiato, sparisce un pezzo di storia intriso di tradizione e devozione. Il busto del Santo patrono dei pescatori per la prima volta dal 1867 non uscirà sulla nave ammiraglia, ma resterà fermo sulla banchina del molo nord a osservare in silenzio l’ultimo scempio prodotto dall’azione dell’uomo.

«Ringraziamo i nostri politici comunali, provinciali, regionali e nazionali», dice amareggiato Massimo Camplone, responsabile del comitato organizzatore del corteo in mare dell’Anmi (Associazione nazionale marinai italiani), proprietario delle barche Emily C, Sharon ed Erminio padre e armatore designato per il 2012 a ospitare la statua stele di Sant’Andrea. «Sono degli incapaci», ribatte senza peli sulla lingua, «hanno dimostrato di avere a cuore soltanto i soldi e le poltrone. I nostri nonni e i nostri trisavoli si staranno rivoltando nella tomba: una cosa simile non era mai successa se non per il mare in tempesta». Scrollano la testa i marinai raccolti nel circolo dell’Anmi, costretti a causa del mancato dragaggio a dover rinunciare alla festa a cui tengono di più, a quella tradizione che ogni anno attira sulla riviera centomila persone e che secondo una consuetudine andrebbe avanti dal 1867, da quando i pescatori scelsero Sant’Andrea per onorare i colleghi caduti in mare. Persino il comandante della Capitaneria Luciano Pozzolano ha fatto pervenire ai portuali il suo rammarico.

«Una volta si tirava a sorte per stabilire chi dovesse portare il Santo», racconta Mimmo Grosso, un altro volto storico della marineria, «poi il comitato dei saggi designò che ogni anno sarebbe stato l’ultimo motopeschereccio del porto a diventare nave ammiraglia. Per tutti noi era motivo di vanto e di orgoglio: io l’ho fatto per nove volte. Adesso, per colpa dei nostri politici, la processione sparirà». A tentare di rinsaldare il legame con le radici antiche di Borgo Marino saranno le vongolare, i motoscafi delle autorità civili e le barche del circolo velico che domenica mattina, dopo la messa nella parrocchia di Sant’Andrea, usciranno al largo per depositare due corone di fiori, una a nord e una a sud, in ricordo dei caduti in mare. Una terza corona, invece, sarà sistemata sulla croce di ferro del molo sud. La statua del patrono, invece, dopo il corteo per le strade della città, rimarrà ferma sulla banchina. «Ma senza i 67 pescherecci», rincara la dose l’armatore Riccardo Padovano, «la festa perde il suo cuore nevralgico». Invariato il programma dei festeggiamenti civili. Le bancarelle del pesce fresco saranno sistemate da Elio Maione, mentre Massimo Di Francesco si è occupato dell’organizzazione della manifestazione e degli ospiti: i Piranha e la tribute band di Loredana Bertè sabato, gli Homosapiens e Casinò Totàl domenica, i ragazzi di “Io Canto”, Francesco Zingariello e Katia Ricciarelli lunedì prima dei fuochi d’artificio. I marinai chiederanno alla Ricciarelli di diventare ambasciatrice per il porto insabbiato.

Ylenia Gifuni

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