Festa per i vent’anni del museo Paparella

Sabato a Villa Urania cerimonia per ricordare la figura del fondatore, che donò alla città le antiche maioliche di Castelli
PESCARA. Era il 4 aprile 1997 e la città di Pescara conquistava un notevole traguardo culturale. L'inizio di un percorso che continua ancora oggi a caratterizzare la vita artistica e museale del capoluogo adriatico.
Nasceva infatti vent'anni fa il Museo di antiche maioliche di Castelli “Raffaele Paparella Treccia e Margherita Devlet” e l’omonima Fondazione, con sede in Villa Urania, il villino di fine Ottocento all'angolo fra viale Regina Margherita e via Piave, a un passo da piazza Salotto.
E per ricordare a dovere questo anniversario la Fondazione ha organizzato un incontro sabato 16 settembre, alle ore 18,30 nel gazebo del giardino, una cerimonia che intende ricordare la figura del fondatore, il professor Paparella, durante la quale sarà anche presentato e donato ai partecipanti un fascicolo che illustra la storia e le attività svolte in questi anni.
Di Luzio. «Pescara dovrà essere per sempre grata a Raffaele Paparella Treccia perché, con un munifico e mecenatico gesto, ha donato alla nostra città un patrimonio non solo dall’elevato valore artistico, ma anche dall’ingente valore economico» commenta il presidente della Fondazione Augusto Di Luzio. Lo stesso che, quel giorno d'aprile di vent’anni fa, durante un consiglio comunale straordinario, pronunciò un intervento di presentazione della nascente istituzione culturale e del benemerito cittadino, ricordando anche Margherita Devlet, consorte del professore, alla cui memoria venne dedicata la Fondazione, «donna di vasta cultura ed estremamente sensibile alle espressioni d’arte, la quale ha molto contribuito alla formazione della raccolta e al mantenimento del luogo che la ospita» come disse allora Di Luzio.
La biografia. Raffaele Paparella nasce a Chieti il 25 marzo 1913, si laurea nel 1937 a Bologna in medicina, è ufficiale medico di campo durante la Seconda guerra mondiale e inizia successivamente una brillante carriera in ortopedia come assistente e aiuto, docente nella scuola di specializzazione, primario ospedaliero, socio della società internazionale di ortopedia e della società italiana di chirurgia del piede, e ancora autore di cinquanta pubblicazioni scientifiche e di due volumi, l’uno sul piede e l’altro sul moto dell’uomo. Una figura dalle altissime qualità professionali che, unite a quelle umane, lo hanno reso clinico di popolarità internazionale che ha curato importanti nomi della politica, della cultura e dello sport.
Fin da bambino, Paparella visse nel culto dell'arte e dell'amore per la sua terra, grazie ai colti genitori, la madre Antonietta dei marchesi Martinetti Bianchi e il padre Giustino.
Maioliche. «Gli ingredienti fondamentali per il futuro viaggio verso l’arte della maiolica abruzzese erano nell’aria, dalla storia al costume, alla figurazione pittorica», ricorda Di Luzio, «e di mattonelle castellane, il futuro ricercatore ne aveva viste, un tempo, nel salotto dei nonni materni, poi cadute sotto l’ascia del tempo o passate di mano».
Una passione che ha portato Raffaele Paparella Treccia in giro per il mondo per decenni alla ricerca dei pregiati pezzi castellani che, col tempo, hanno costituito una raccolta di maioliche di Castelli fra le più in vista al mondo.
Una collezione che comprende opere di sola maiolica artistica realizzate tra gli anni 80 del 1500 e gli anni 20 dell’800, di grandi maestri ceramisti, dalle attribuzioni alla bottega cinquecentesca di Orazio Pompei ai numerosi esemplari eseguiti da Francesco Grue (1618-1673), dalle maioliche barocche di Carlo Antonio Grue (1655-1723) ai vasi da parata di Carmine Gentili (1678-1763), dalle talentuose opere di Francesco Antonio Saverio Grue (1686-1746), agli innovatori lavori di Gesualdo Fuina (1755-1822) e ancora tanti altri famosi autori castellani. Oltre all’eccezionale raccolta di maioliche, la donazione Paparella ricomprese anche Villa Urania e i suoi arredi, elegante dimora ereditata dalla zia che lo aveva adottato, appartenente alla famiglia dei baroni Treccia: tra questi anche dei dipinti antichi di pregevole fattura e importanza, databili dal '400 all'800.
Il cda. Oggi la Fondazione Paparella Treccia-Devlet è amministrata dal consiglio d'amministrazione composto dal presidente Di Luzio, dal vice presidente Alberto Massignani, dal direttore scientifico e tesoriere Carlo Di Properzio e dai consiglieri Domenico De Patre, Giorgio D'Orazio Vinditti, Rosanna D'Adamo, Loris Di Giovanni, Franca Minnucci e Martina Pantaleo, unitamente all'assemblea dei soci fondatori composta, oltre che da Di Luzio, Massignani, Di Properzio e De Patre, da Franco Battistella, Massimo Lucà Dazio, Pier Enrico Gallenga, Paolo Sbraccia, Francesco Paolo Valentini e Vincenzo Villa.
Un’istituzione culturale pescarese, con presidente onorario il sindaco pro tempore della città, che è molto attiva anche nella promozione di esposizioni d'arte, in particolare sulla pittura e scultura di Otto e Novecento. Negli anni sono state organizzate infatti mostre come “Cento cavalli di Aligi Sassu”, "Pasquale Celommi", "Tommaso Cascella", “Splendori della pittura nell’età Barocca”, “Costantino Barbella”, "Michele Cascella tra Utrillo e de Pisis", per fare qualche esempio, e ancora mostre di incisioni originali di Goya, Picasso e Chagall, o quella tutt’ora in corso, fino al 12 novembre, “Francesco Paolo Michetti e il suo tempo in Abruzzo”, tutte mostre a cui hanno contribuito importanti curatori come Vittorio Sgarbi, Elena Pontiggia, Michele Tavola, Fabio Benzi.
Ettore Romagnoli
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