Figlio ucciso a fucilate: la madre indagata per minacce all’assassino

Montesilvano. La donna e la compagna del 21enne ucciso due anni fa in un pub rivolsero parole di odio contro Fantauzzi in tribunale: «Devi morire». Ma loro si difendono: «Antonio non ce lo ridarà nessuno»
MONTESILVANO. Nell’aula 9 del tribunale di Pescara, mentre stavano processando l’uomo che ha ucciso suo figlio, ha urlato tutto il suo odio nei confronti dell’assassino. Gli ha detto: «Spero che farai la stessa fine, bastardo. Peggio di mio figlio, devi fare la stessa fine, bastardo». Per aver pronunciato queste parole, Maria Michelina Santeramo, madre di Antonio Bevilacqua, è indagata dalla procura di Pescara per minaccia grave (il pm è Silvia Santoro). E con lei anche la compagna di Bevilacqua, Gabriella Tiberi, che quel giorno, al termine dell’udienza preliminare, disse a Massimo Fantauzzi «Devi morire, bastardo». Santeramo ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari giovedì, a pochi giorni dal secondo anniversario della morte del figlio, ucciso a 21 anni dentro un pub di Montesilvano il 16 settembre del 2017. E l’amarezza cresce sempre più, per la donna, che ha 49 anni ma è come se «la mia vita fosse finita quando Antonio è stato ucciso. Quel giorno», ricorda, «mi è caduto il mondo addosso. Non avrei mai immaginato una fine del genere per mio figlio». E quando ha incrociato in aula Fantauzzi (poi condannato dal gup Nicola Colantonio a 20 anni), non è riuscita a trattenersi. «Ricordo benissimo quel giorno, quando ho urlato quelle parole. Vedendolo davanti a me ho urlato: è stato uno sfogo, ma non ci sono state minacce. Era il minimo che potessi fare», racconta sempre la donna. «Sono una mamma a cui è stato ucciso un figlio di 21 anni. E chi ha dei figli, anche dentro al palazzo di giustizia, può capirmi. Penso che mi comporterei di nuovo così, direi le stesse cose a Fantauzzi perché ha sbagliato, nei confronti di Antonio, ha fatto una cosa troppo grave. Avrebbe potuto risolvere la questione diversamente, visto che aveva di fronte una persona che poteva essere suo figlio, praticamente un bambino. E invece lo ha ucciso solo perché si è sentito dire “infame” da Antonio, che quella sera ha provato a evitare una discussione tra una persona e Fantauzzi, invitandolo a uscire dal pub». E poi, conclude, «io non ho minacciato nessuno. Anzi, ho sempre detto che non volevo vendetta. Anche se la pena fosse stata più alta, mio figlio non me lo ridarà più nessuno». Il difensore della donna, Giancarlo De Marco, chiederà «il proscioglimento, perché il reato di minaccia non si configura».

