Finiscono in trappola tre manager della truffa

4 Febbraio 2016

Si spacciavano per «inviati di Costa Crociere», compravano vino a volontà in una Cantina sociale di Miglianico e pagavano con assegni fasulli: denunciati

PESCARA. Impeccabili ed eleganti, apparivano preparati e sicuri, davano l’idea di essere dei veri professionisti, con la risposta sempre pronta, capaci di chiarire qualsiasi dubbio all’interlocutore di turno. E invece erano dei truffatori specializzati, «manager della truffa» che pagavano con assegni a vuoto e titoli fasulli, e sono stati smascherati e denunciati dal personale della squadra mobile dopo una frode da ventimila euro ai danni della Cantina sociale di Miglianico, scoperta grazie alla denuncia presentata dall'Azienda. I tre sono B.A., 52 anni, di Montesilvano, C.A., 39enne di Pescara e M.G., 45enne di Montesilvano: i primi due già conosciuti dalle forze dell’ordine e il terzo incensurato.

Il giro messo in piedi dai tre è stato scoperto quando la Cantina sociale ha ricevuto un ordine di acquisto di 525 cartoni di vino e ha temuto che dietro l’operazione potesse esserci un imbroglio, per cui ha chiesto alla squadra mobile di Pescara di intervenire. I clienti non erano nuovi, per la Cantina, avendo già effettuato un acquisto. E in precedenza i tre,che si accreditavano come «fornitori delle navi della Costa Crociere», avevano presentato a garanzia del pagamento una polizza fideiussoria, e la compravendita era andata a buon fine. Nella seconda operazione il terzetto ha inoltrato alla Cantina sociale un'estensione della prima polizza, ma qualcosa non ha convinto i dirigenti dell'azienda, che dunque si sono rivolti alla polizia. Nel corso delle indagini è stato appurato che quel titolo era falso per cui gli uomini della sezione Reati contro il patrimonio della Mobile, coordinati dal sostituto commissario Mauro Sablone, si sono attivati per scovare gli impostori.

Hanno escogitato una trappola per cogliere i truffatori con le mani nel sacco: hanno seguito materialmente il carico dei cartoni di vino, presentandosi all'appuntamento per la consegna della merce a Montesilvano. Quando gli scatoloni sono arrivati a destinazione, con un furgone della Cantina sociale, gli uomini della Mobile erano lì e sono intervenuti per bloccare le operazioni di scarico, sventando la truffa che stava per compiersi. In quello stesso magazzino la polizia ha trovato anche altra merce: centinaia di barattoli di sughi e minestre, oltre a bottiglie di vino e olio e poi, ancora, legna per il fuoco e altro, per un valore totale di circa 21mila euro, che si aggiungono ai 20mila del vino. Gli accertamenti eseguiti nelle ore successive hanno consentito di appurare che i tre avevano usato stratagemmi simili anche con altre tre ditte di Grosseto, Siena e Nocera Umbra. Avendo a disposizione il furgone della Cantina sociale, i poliziotti hanno svuotato il deposito e sottoposto tutto a sequestro e nei prossimi giorni la merce sarà restituita ai proprietari.

Per gli investigatori il terzetto realizzava truffe di importo minimo, con l'intenzione di evitare controlli, ben sapendo che – laddove il danno è di importi limitati – le vittime non sporgono denuncia. Per ingannare le aziende, sostiene la polizia, i truffatori pagavano con assegni a vuoto o con polizze fideiussore fasulle, per poi dileguarsi quando arrivavano le prime richieste di pagamento. Una volta spariti da una zona i tre ricominciavano altrove e, probabilmente, sarebbe accaduta la stessa cosa anche per il deposito di Montesilvano, che prima o poi sarebbe stato abbandonato.

Quanto alla merce è ipotizzabile che sarebbe stata presto rivenduta a prezzi super convenienti, sotto costo e comunque in nero, generando un pericoloso fenomeno di inquinamento del mercato. Un filone criminale poco conosciuto ma molto redditizio per chi si occupa di truffe, specie se si considera che, in tempo di crisi, le aziende sono pronte a tutto pur di vendere. E accettano anche il rischio che un assegno postdatato si riveli scoperto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA