Finti carabinieri multano anziani Padre e figlio scoperti e denunciati

15 Aprile 2021

Fermavano gli automobilisti ultra 80enni per presunte irregolarità e poi a casa li derubavano A un 76enne di Penne hanno simulato anche l’arresto: ti portiamo in carcere, prepara le tue cose

PESCARA. Si presentavano come carabinieri, in borghese. Chiedevano i documenti agli automobilisti che incrociavano per strada, anche ultraottantenni, e poi provavano a spillare soldi per presunte irregolarità, fino ad infilarsi in casa per una presunta perquisizione, ma in realtà volevano solo rubare. In un caso ci sono riusciti, altre due volte i due finti militari dell’Arma sono stati costretti a rinunciare e ad allontanarsi, nel mese di febbraio. E non è escluso che ci siano stati altri episodi mai denunciati. Probabilmente i due truffatori, padre e figlio, di 55 e 34 anni, dell’entroterra Pescarese, sarebbero tornati a colpire nella zona vestina ma sono stati costretti a fermarsi perché i carabinieri della compagnia di Penne, coordinati dal capitano Giovanni De Rosa, li hanno scoperti e denunciati per usurpazione di funzioni pubbliche, furto e truffa.
Il primo episodio risale all’inizio di febbraio. I due fermano un 76enne di Penne mentre è alla guida della sua auto e gli chiedono di mostrare i documenti. Fanno notare al malcapitato che qualcosa non va e gli annunciano una contravvenzione che può evitare pagando cento euro. Dopo aver avuto ciò che vogliono, i finti carabinieri provano a spingersi oltre. Annunciano una perquisizione a casa dell’anziano ma non riescono a trovare altro denaro per cui si allontanano e si ripresentano dopo 24 ore. In questo caso il piano va in porto, entrano per un finto controllo e rubano 920 euro della pensione appena prelevata dalla vittima. Come se non bastasse, gli mettono un’ansia terribile addosso. I due annunciano l’arresto, inevitabile. “Ti dobbiamo portare in carcere, prepara le tue cose. Ti aspettiamo giù”, dicono al malcapitato. Il 76enne ci crede e mette insieme i suoi effetti personali ma quando si affaccia alla finestra con la valigia già pronta scopre che non ci sono più. È allora che capisce la truffa e si rivolge ai carabinieri, quelli veri, per denunciare tutto, sperando che li acciuffino.
Il secondo episodio avviene dopo qualche giorno a Nocciano. In questo caso la vittima è un 87enne, ed è lucidissimo. Quando l’anziano viene fermato dalla coppia si fa convincere a subire una perquisizione domiciliare, alla ricerca dei documenti per la guida, perché non ha allacciato la cintura di sicurezza. Si avvia verso casa in macchina, seguito dai carabinieri (fasulli), che hanno la loro auto. Ma sul tragitto l’anziano incrocia una pattuglia dell’Arma e d’istinto suona il clacson per attirare l’attenzione dei militari. Loro invertono la marcia e cominciano a seguire i due veicoli, avendo capito che qualcosa non va. I truffatori non rischiano e spariscono. L’87enne, che a ragione si è posto qualche dubbio, racconta l’accaduto ai militari.
Terzo caso. I due si presentano a casa di una 85enne di Collecorvino e riferiscono di aver rilevato delle irregolarità sulla badante che si occupa di lei. Quindi, scatta la perquisizione. Frugano ovunque, alla ricerca di oggetti di valore. Aprendo una porta, però, si trovano di fronte una parente dell’anziana e vanno via. Mentre gli uomini del capitano De Rosa sono già al lavoro per rintracciare la coppia, vengono a conoscenza anche di questo episodio, non denunciato.
Sulla base delle informazioni raccolte gli investigatori risalgono ai modelli delle due auto usate dai truffatori e poi le intercettano, dopo aver studiato a lungo le immagini di tutte le telecamere dell’area vestina, che hanno ripreso il passaggio di quei mezzi. Accertano così che si tratta di utilitarie prese a noleggio e, da lì, arrivano alla coppia, poi riconosciuta dalle vittime.
Non è la prima volta che padre e figlio truffano gli anziani: già in passato hanno finto di essere carabinieri, come raccontano i loro precedenti.
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