Fiume Orta, Grand Canyon d’Abruzzo

Un posto bellissimo e pericoloso. Tre giovani persero la vita nello stesso punto
CARAMANICO TERME. Il luogo preciso lungo il fiume Orta dove è accaduto il tragico incidente è denominato Marmitte dei Giganti. Fa parte del tratto delle Rapide di Santa Lucia.
E’ un luogo, spiega la gente di Caramanico Terme, caratterizzato dalla forte erosione delle acque che lì hanno ancora carattere torrentizio che, con il loro moto impetuoso e vorticoso, erodono in maniera circolare la roccia a mo' di caldaia (da qui nasce la denominazione marmitta). Lo stesso punto del corso d'acqua, diversi anni fa, fu teatro di un primo e altrettanto tragico evento: le acque vorticose, che modellano gli spuntoni di roccia che emergono dal letto del fiume Orta, inghiottirono tre giovani che non resistettero alla tentazione di bagnarsi e di avvicinarsi alla sponde del fiume.
Il punto esatto dove anche Giuseppe Paride Pirocchi e la moglie Silvia D’Ercole hanno trovato la morte, risulta essere uno dei tratti dell’Orta a quota più bassa sul percorso che unisce le frazioni di San Tommaso di Caramanico Terme e di Musellaro di Bolognano. Ma è anche un percorso molto gettonato dagli escursionisti per la sua suggestività e per i suoi colpi d'occhio che spaziano fra canyon e lunghe forre scavate nella roccia calcarea dal corso d'acqua.
In particolare ci sono due zone dove, lasciando il sentiero indicato per l'escursione sicura, ci si può avvicinare al corso d'acqua, entrambe pianeggianti. Sono zone a rischio, ma non ci sono cartelli che avvisano gli escursionisti del pericolo a cui vanno incontro. Del resto, dicono sempre da Caramanico, sarebbe materialmente impossibile disseminare l’intero territori di segnali che indicano i pericoli per chi si avventura sprovvisto di calzature adatte e soprattutto senza esperienza e conoscenza del posto. Tutto, quindi, è affidato al buon senso degli escursionisti. Torniamo quindi ai due posti che costeggiano il fiume. Il primo è ben esposto al sole e si presenta sempre asciutto e dunque sicuro, il secondo, dove è accaduta la disgrazia, invece è coperto, rimane in ombra e la roccia sempre umida e bagnata, è sede di ristagno di acqua e di strati di pulviscolo che la rende irrimediabilmente scivolosa.
Proprio qui la coppia trentaduenne di Scerni, si è avventurata durante la gita del primo maggio per avvicinarsi ad osservare il tumultuoso scorrere delle acque e magari scattare foto di quel luogo affascinante. Una decisione che è costata loro la vita. Quella roccia scivolosa li ha tratti in inganno e li ha fatti precipitare nel fiume dove la forza della corrente ha trascinato i loro corpi qualche centinaio di metri più a valle sbattendoli ripetutamente sugli scogli e le due pareti di questa sorta di Grand Canyon d’Abruzzo.
La tragedia, la doppia tragedia, ha così riacceso il dibattito sulla sicurezza delle escursioni in montagna e sulle eventuali responsabilità di chi è preposto a garantirla. Quando una guida esperta non c’è e la natura attrae fino a uccidere.
Walter Teti

