Flash mob e sit-int In 100 protestano contro l’elettrodotto

Manifestazione del comitato davanti al teatro D’Annunzio La polizia blocca gli attivisti, Terna non rinuncia al confronto
PESCARA. Erano appena un centinaio, ma si sono fatti sentire, i manifestanti che ieri hanno inscenato con un flash mob e un sit-in di protesta davanti al teatro D’Annunzio per contestare la Terna durante l’Open Day organizzato per illustrare ai cittadini il progetto del collegamento elettrico Montenegro-Italia, con il cavo sottomarino che arriverà sulla spiaggia di Pescara nelle prossime settimane. Hanno gridato la loro rabbia gli attivisti dei comitati No Terna, arrivati anche dai paesi della provincia di Chieti interessati dal passaggio dell’elettrodotto Villanova-Gissi, l’altro grande progetto che il gestore nazionale delle infrastrutture elettriche sta realizzando in Abruzzo.
«Per l’Open Day è troppo tardi, lo dovevano fare prima, non a lavori già avviati. Adesso è solo pubblicità», continuavano a ripetere gli ambientalisti anti-Terna. C’erano anche due fasce tricolori tra i manifestanti: il vice sindaco del Comune di San Giovanni Teatino Giorgio Di Clemente e l’assessore all’ambiente di Lanciano Davide Caporale.
Hanno partecipato anche i parlamentari del M5S Daniele Del Grosso e Gianluca Vacca, per il Wwf c’era Augusto De Sanctis. Con il megafono in mano ad incitare la protesta fuori dal teatro D’Annunzio, l’assessore all’urbanistica di San Giovanni Teatino Alessandro Feragalli: «Hanno riversato metri cubi di cemento nei fiumi del Montenegro per creare energia elettrica con la complicità delle aziende italiane che sono andate a fare affari, a speculare. Altro che energia verde, questa è energia nera, nera come il cemento, come i cavi che arrivano fino a Villanova e Gissi. Hanno espropriato i terreni dei cittadini. Non hanno capito che noi siamo i loro proprietari, noi che paghiamo le bollette. Hanno pagato con milioni di euro il silenzio dei sindaci, chiedono loro di placare la rabbia delle popolazioni. Terna deve capire che gli investimenti vanno fatti per ridurre il consumo dell’energia, non per far consumare di più».
Con il breve e scenografico flash mob in mezzo alla strada i manifestanti hanno rappresentato la morte della natura e della salute pubblica vicino ai piloni che reggono i cavi nei quali scorre l’energia elettrica. Subito dopo gli attivisti dei comitato hanno staccato i cartelloni con le scritte contro Terna e con le foto dei cantieri del Villanova-Gissi e si sono incamminati verso la scalinata dell’auditorium per entrare in maniera pacifica nella sala dell’Open Day. Arrivati sopra, hanno trovato Adel Motawi, dirigente Terna responsabile delle autorizzazioni e della concertazione della società, che li ha accolti con la tranquillità di chi sembra essere abituato a operare in circostanze in cui la tensione è a mille.
«Posso aprire?», ha detto rivolto ai manifestanti il dirigente Terna spalancando le porte dell’auditorium. Subito dopo li ha pure invitati tutti ad accomodarsi, anche se gli agenti di polizia addetti alla sicurezza hanno evitato che la folla oltrepassasse il cordone che delimitava la zona dell’esposizione dei cartelli illustrativi del progetto Montenegro-Villanova. Di fronte allo stop non c’è stata resistenza da parte degli attivisti, anche perché la maggior parte era più che altro interessata a chiarimenti e risposte sul Villanova-Gissi.
E seppure non sembravano tantissimi quando erano in strada, tutti radunati e assiepati nella sala d’accesso del teatro i manifestanti facevano una bella folla. Tra urla, grida contro la Terna al megafono che passava di mano in mano e di bocca in bocca, cartelli agitati, foto alzate per farle vedere agli uomini Terna, c’è stata un’escalation di caos alimentato dalla rabbia degli attivisti che l’unica cosa che vorrebbero sentirsi dire è che la Terna vada via dall’Abruzzo e rinunci ai suoi progetti in loco.
Si è convenuto alla fine che si farà un secondo incontro pubblico chiarificatore per dare risposte ai cittadini, il 20 febbraio, a Lanciano, in una location ancora da decidere.
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