Foibe, Pescara non dimentica: omaggio alle vittime della strage

Cerimonia con le autorità e deposizione di una corona d’alloro in piazza Martiri Dalmati e Giuliani Commemorata Norma Cossetto, simbolo del massacro. Masci: facciamo i conti con il nostro passato
PESCARA. Una preghiera e un momento di riflessione sulla lapide dedicata a Norma Cossetto, nei giardini di piazza Italia, in omaggio alla studentessa italo istriana torturata, seviziata dagli aguzzini jugoslavi e gettata, forse viva, nella foiba di Surani. Era l’ottobre 1943 e la ragazza aveva 23 anni. Nel giorno dedicato al ricordo dei martiri delle Foibe, il Comune e l’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmata hanno onorato la memoria di quanti persero la vita in quei tragici eventi.
Dopo la messa, ieri mattina, nella chiesa dello Spirito Santo durante la quale è stato letto un messaggio inviato ai presenti da Mario Sirola Diracca, presidente dell’associazione Venezia Giulia e Dalmazia, e della “preghiera dell’esule”, il clou delle celebrazioni in piazza Martiri Dalmati e Giuliani, zona Rampigna, dove è stata deposta una corona d’alloro. Mentre in piazza Italia, si è tenuto l’omaggio alla lapide di Norma Cossetto, figura simbolo dell’eccidio compiuto dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della Seconda guerra mondiale.
Presenti alla cerimonia il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il questore Luigi Liguori, la vicepresidente dell’associazione Venezia Giulia e Dalmazia Donatella Bracali, il sindaco Carlo Masci, il presidente del Consiglio comunale Marcello Antonelli e le autorità civili, militari e religiose, altre associazioni con i gonfaloni.
In piazza Dalmati, dopo la deposizione di una corona d’alloro al monumento che ricorda il sacrificio di quegli uomini e di quelle donne, e la benedizione religiosa, il sindaco Masci, nel suo intervento, ha sottolineato come «la celebrazione non è solamente un omaggio alle vittime e condivisione delle lacerazioni dello sradicamento. È un momento per riflettere sulla nostra storia, sugli errori e sugli orrori, per fare i conti con il nostro passato e avere consapevolezza di chi ne ha pagato il prezzo più alto, senza ricevere né comprensione né solidarietà per la tragedia vissuta».
Riguardo all’azione di quelle poche frange della società e della politica che ancora oggi, intorno alla vicenda delle foibe, continuano a negare, minimizzare e ad assolvere fatti e protagonisti, il primo cittadino ha aggiunto che ormai «siamo passati dal negare la tragedia che ha travolto gli italiani dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia-Giulia, i fiumani e gli zaratini, a quella di rinnegare le sofferenze racchiuse in due tremende parole: foibe ed esodo. Sono le due facce della stessa medaglia, quella della sconfitta e della vergogna di una nazione che ne caricò il peso su coloro che proprio per difendere l’appartenenza e l’italianità, erano stati oggetto di un odio feroce». «Il dramma degli italiani del confine orientale per troppo tempo è stato nascosto, minimizzato, ignorato dai testi scolastici», prosegue il sindaco, «e oggi purtroppo è respinto da un negazionismo bieco ma per fortuna del tutto minimale, che per motivi ideologici disconosce e strumentalizza. È accaduto proprio qui di fronte a noi, sull’altra sponda dell’Adriatico, dove si originò un’ondata di odio che era etnico, politico e appunto ideologico, sfociato in massacri, persecuzioni e costrizione ad andare via, scardinando il vissuto e spezzando ogni prospettiva di futuro».
«La questione», conclude Masci, «non è se nelle foibe siano state gettate 5mila o 10mila persone. Questo non lo sapremo mai. Ciò che interessa e fa rabbrividire è il principio stesso dell’eliminazione cruenta su vasta scala, una pulizia etnica che va respinta senza “se” e senza “ma”. Non sta ai politici spiegare la storia, ma è compito dei politici intervenire per impedire derive estremistiche e scomposti tentativi di manipolazione del nostro passato».

