Fondi finiti, i dipendenti boicottano le feste d’ateneo
L’indennità accessoria da 300 euro al mese bloccata da agosto e il paracadute straordinario non c’è più. Il caso all’ordine del giorno del prossimo Cda
PESCARA. Trecento euro in meno sullo stipendio da 10 mesi e contributi della pensione non versati per almeno mille euro a testa. Accade a 366 dipendenti dell’università d’Annunzio di Pescara e Chieti. Finora, il taglio è stato ammortizzato da un’indennità annuale spalmata mensilmente. Ma adesso il fondo conto terzi dell’ateneo è finito: il 26 maggio prossimo, i dipendenti prenderanno l’ultimo stipendio ammortizzato. Poi, la paga sarà ridotta quasi di un terzo: da 1.400 euro a 1.100. La risposta dei lavoratori è il boicottaggio delle feste per i 50 anni della d’Annunzio.
Stop al bonus. Si chiama Indennità mensile accessoria, Ima, il terreno di scontro che si trascina tra sindacati e vertici dell’ateneo. Uno scontro che chiama in causa gli ispettori del ministero dell’Economia, il direttore generale Filippo Del Vecchio e il rettore Carmine Di Ilio e 5 sindacati. L’Ima è quasi un terzo dello stipendio dei dipendenti universitari ed è stata introdotta dal 2005, anno di un contratto collettivo integrativo che ha dato il via libera agli incentivi «al fine di incentivare la continuità lavorativa e l’effettività della prestazione». Un contratto, quello del 2005, rinnovato nel 2014. L’anno prima, però, alla d’Annunzio sono arrivati gli ispettori ministeriali per passare in rassegna i bilanci e l’Ima è finita al centro dei dubbi. Per questo, Del Vecchio ha preso la decisione di sospenderne il pagamento: «L’accordo del 2014 è da considerarsi come non sottoscritto» e il pagamento dell’Ima è stato sospeso.
Manifesto di protesta. Sulle bacheche della sede di viale Pindaro, i sindacati hanno affisso un manifesto con una vignetta che mostra i dipendenti come sguatteri: «Non abbiamo niente da festeggiare», dicono Flc-Cgil, Cisl-Università e Csa-Cisal. Sì perché il 2015 è l’anno del cinquantesimo anniversario della d’Annunzio: «La celebrazione del cinquantenario non è un’occasione per festeggiare. Non lo è malgrado il nostro lavoro sia stato e continui a essere determinante per la crescita del nostro ateneo». Poi, l’affondo sui soldi che mancano: «Non lo è perché lo stato di forte disagio delle condizioni economiche e di lavoro nelle quali siamo stati trascinati da una gestione ottusa e autoritaria non permette a noi e alle nostre famiglie di condividere il clima di festeggiamenti che dovrebbe caratterizzare un tale evento. Non festeggeremo e diserteremo le celebrazioni».
«Terza settimana senza soldi». L’Ima è stata al centro di una riunione, il 28 aprile scorso, tra il rettore, il direttore generale, il docente delegato alle relazioni sindacali Luigi Capasso e i sindacati. «Riteniamo che la gravissima situazione in corso debba prevedere atteggiamenti responsabili e ponderati da parte di tutti, in particolare da parte dell’amministrazione che», dicono i sindacati in un resoconto inviato al personale amministrativo, «dovrebbe impegnarsi a definire una volontà politica chiara e di segno positivo nei confronti del personale tecnico amministrativo. Sarebbe, pertanto, auspicabile l’abbandono dello scontro continuo che, finora, ha prodotto solo esasperazione nei lavoratori e nelle loro famiglie alle prese con “la terza settimana”».
L’Ima va nel cda. Dell’Ima si potrebbe parlare anche il prossimo 26 maggio in occasione del consiglio d’amministrazione dell’ateneo. Il manifesto dei sindacati prosegue nel solco della polemica: «Continueremo, piuttosto, a sostenere a gran voce la tutela dei diritti nostri, degli studenti e delle loro famiglie, dei precari e dei contrattisti del nostro ateneo, per rivendicare ancora il rispetto degli accordi siglati con il sindacati, la garanzia dei salari di tutti e una gestione che valorizzi pienamente, anziché svilirle o garantirle solo ad alcuni, le capacità e professionalità di ognuno».
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