Francavilla, donna prende antibiotico e muore

16 Aprile 2015

Ha iniziato a stare male, ed è morta, dopo la puntura di Rocefin, l’antibiotico che la donna aveva già assunto a marzo e che le avevano prescritto per curare la bronchite prima al pronto soccorso di Pescara

FRANCAVILLA. Ha iniziato a stare male, ed è morta, dopo la puntura di Rocefin, l’antibiotico che la donna aveva già assunto a marzo e che le avevano prescritto per curare la bronchite prima al pronto soccorso di Pescara, dove era andata lunedì pomeriggio rifiutando il ricovero in ospedale, e poi il suo stesso medico. Un malessere improvviso e il cui nesso con l’assunzione del farmaco è tutto ancora da dimostrare, ma che di fatto nel primo pomeriggio di ieri la donna, Antonietta Di Giulio, 77 anni di Francavilla, ha manifestato ai familiari dicendo che non riusciva più a respirare dopo l’iniezione.

Una situazione apparsa immediatamente grave alla figlia, al marito e al genero che erano con lei e che per questo hanno chiamato subito il 118. Erano le 14,30 secondo quanto ricostruito dai famigliari. Ma in via Aventino l’ambulanza, dopo le ripetute chiamate al 118 da parte della figlia, sarebbe arrivata tre quarti d’ora dopo, alle 15.15, quando la donna era già in arresto cardiaco. Una volta sul posto i sanitari del 118 arrivati da Chieti in 8 minuti (è questa la loro versione) dopo aver constatato che non erano disponibili le ambulanze da Francavilla, Pescara e Ortona, dopo una ventina di minuti di massaggi cardiaci e manovre con il defibrillatore, sono riusciti anche a rianimarla prima di partire d’urgenza alla volta dell’ospedale di Chieti. Ma lì, una volta al pronto soccorso, Antonietta Di Giulio è morta.

Come e perché dovrà chiarirlo la magistratura a cui la famiglia di Antonietta Di Giulio, e in particolare la figlia Annalisa Verna, chiede chiarezza nell’esposto contro ignoti presentato proprio ieri sera ai carabinieri. In sostanza, a parte le cause del decesso che i primi soccorritori hanno spiegato con lo shock anafilattico seguito all’iniezione di antibiotico (che la donna aveva peraltro assunto a marzo), la famiglia contesta la tardività dell’intervento di soccorso precisando che già alla prima chiamata avevano segnalato all’operatore l’insufficienza respiratoria che la donna stava manifestando con un affanno crescente e un dolore al petto.

Secondo quello che è riuscito a ricostruire la famiglia, pur se pesantemente provata dalla morte improvvisa della signora, il primo operatore del 118 ha detto che sarebbe arrivata un’ambulanza da Chieti per competenza territoriale, spiegando anche che le ambulanze di Francavilla, Pescara e Ortona erano comunque impegnate. Ma passavano i minuti e la figlia dell’anziana ha richiamato il 118 sottolineando che il quadro clinico si stava complicando, chiedendo così che venisse mandata un’ambulanza da Pescara. Dall’altra parte, secondo quanto riferito dalla donna nell’esposto, le avrebbero detto che doveva intervenire comunque Chieti. Ma il tempo passava. Annalisa Verna a quel punto ha chiamato il 118 altre 3 o 4 volte sottolineando all’operatore, che pure dava indicazioni telefoniche sul massaggio cardiaco da fare, la necessità di un intervento immediato anche da Pescara. Dopo una serie di telefonate di sollecito e tre quarti d’ora d’attesa - a detta della famiglia - è arrivato il 118 da Chieti e cinque minuti dopo (alle 14,42 dicono da Pescara) l’ambulanza di volontari da Pescara visto che l’ambulanza medicalizzata in quegli stessi frangenti era impegnata su un suicidio a Pescara.

Di fatto Antonietta Di Giulio è morta poco dopo, al pronto soccorso di Chieti. Il sostituto procuratore di Chieti, Giuseppe Falasca, disporrà quasi certamente oggi l’autopsia per chiarire le cause della morte e se questa sia imputabile al ritardo nella gestione dell’urgenza. La famiglia chiede il sequestro delle registrazioni per ricostruire con precisione la tempistica del soccorso e se c’è un nesso con la morte della 77enne.

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