Fratture vertebrali: tecnica innovativa in Neurochirurgia

28 Giugno 2020

Il professor Mangiola e il suo staff hanno elaborato   un sistema di sollevamento per risolvere la patologia

PESCARA. Le fratture vertebrali si possono riparare con un sistema meccanico innovativo denominato SpineJack. La tecnica è in uso all'unità operativa complessa di Neurochirurgia, diretta dal professor Annunziato Mangiola, che spiega: «Questo dispositivo funziona come il cric dell’automobile, ne vengono inseriti due all’interno della vertebra fratturata e la risollevano ripristinando l’altezza del corpo vertebrale, quindi vengono riempiti con una sostanza che tende a cementificare. Tale sostanza è utilizzata anche nella altre procedure mininvasive». Nell’ambito dei trattamenti chirurgici «esistono diverse tecniche mininvasive quali la vertebroplastica e la cifoplastica con palloncino, nei casi in cui la diagnosi viene effettuata tardivamente o la frattura vertebrale è particolarmente complessa bisogna utilizzare tecniche relativamente più invasive che mirano a dare un maggiore sostegno alla colonna vertebrale mediante l’impianto di viti e barre». Volendo paragonare «i risultati raggiunti con il sistema SpineJack con i risultati ottenuti utilizzando altre procedure mininvasive», prosegue Mangiola, affiancato dal suo staff di specialisti Fausto Bossi, Rosario Lezzi, Cristiano Giannone, Lucia Innocenti, Anna Kasakova, Nickolaos Kompouros, Paolo Barbone e Gianluca Trevisi, «possiamo dire che con la nuova tecnica si utilizza meno “cemento” e si ottiene un maggiore sollevamento della vertebra fratturata con un effetto stabile nel tempo». «Ogni anno», rende noto il primario di Neurochirurgia, «arrivano nei pronto soccorsi italiani circa 70mila fratture vertebrali con una netta prevalenza del sesso femminile e con una età media superiore ai 65 anni. Le fratture vertebrali costituiscono un importante problema di salute pubblica, spesso di origine traumatica. L'osteoporosi è una condizione che di per sè può facilitare l’insorgenza di fratture, ma non dobbiamo dimenticare che i crolli delle vertebre possono avere anche cause tumorali e infettive. Il dolore è il segno clinico predominante spesso resistente agli analgesici e accentuato dalla stazione eretta». Quando e come comprendere la patologia: «Prescindendo dai casi gravi, incidenti stradali e infortuni sul lavoro», spiega Mangiola, «il paziente con frattura vertebrale tende inizialmente a sottostimare l’ipotesi di frattura soprattutto quando i disturbi clinici non sono stati preceduti da eventi traumatici rilevanti. Il perdurare e l’aggravarsi del dolore, parzialmente responsivo ai farmaci, è l’unico elemento che induce il paziente a sottoporsi a indagini radiologiche con un relativo ritardo diagnostico». Le fratture vertebrali «non sono tutte uguali ed esistono criteri elaborati dalla AOspine, comunità scientifica mondiale leader nel campo delle lesioni vertebrali, per decidere qual è la terapia più idonea al tipo di frattura. Il trattamento conservativo impone enormi limitazioni del soggetto, diverse settimane di inattività e utilizzo di busto per periodi prolungati». Per info e visita gratuita, previo appuntamento nel rispetto delle norme anticontagio, chiamare lo 085/4252400 lunedì e venerdì dalle 12 alle 13,30.