Frutta e verdura a caro prezzo Mentre la carne costa di meno

Lo studio elaborato da Unioncamere sull’aumento dei costi dei generi alimentari legato all’epidemia Con la riapertura è più difficile per le famiglie arrivare a fine mese: ecco tutte le variazioni registrate
L’AQUILA. L’effetto Covid si fa sentire sulle tasche degli abruzzesi. L’analisi dell’indice mensile dei prezzi, elaborata da Unioncamere e dalla Borsa merci telematica italiana (Bmti), a partire dai prezzi rilevati dai mercati all’ingrosso e dalle Camere di commercio, evidenzia un aumento notevole, ad aprile, del costo di frutta e verdura. Per fare la spesa, anche a causa dell'emergenza coronavirus, si spende molto di più.
Le mele hanno subìto un aumento del 17,4%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le pere del 26%. Le fragole, di buona qualità, hanno registrato prezzi superiori al 25,9%. Aumenti che schizzano al 29,7% per i kiwi e al 93,1% per i cavolfiori. Scende, invece, il costo della carne: -12,7% per le carni di pollo e -7,8% per il tacchino.
FRUTTA ALLE STELLE. «La campagna degli agrumi e dei frutti raccolti, lo scorso autunno, è quasi giunta al termine, con prezzi all’ingrosso superiori all'anno precedente», spiega Unioncamere, «in particolare per mele (+17,4%), pere (+26,0%) e kiwi (+29,7%). Contemporaneamente, sul mercato sono già disponibili le prime produzioni primaverili ed estive di ciliegie, albicocche e i primi meloni. La fragola, di buona qualità e molto richiesta, ha registrato un aumento che sfiora il 26%, rispetto all'anno scorso».
Per gli ortaggi, si osservano oscillazioni dovute alla fine della produzione nelle aree centro-meridionali dell’Italia e all’inizio della produzione nelle regioni settentrionali. «In generale, il clima mite ha favorito la produzione», sottolinea il report, «facendo registrare ribassi per la maggior parte dei prodotti, ad eccezione delle varie tipologie di cavolo. In questo caso, infatti, la produzione è iniziata in anticipo, portando scarsità di prodotto nel mese di aprile e un conseguente incremento dei prezzi all’ingrosso». In particolare il costo dei cavolfiori è lievitato del 93,1% rispetto al 2019; cavoli e broccoli costano il 54,5% in più.
MENO CARNE IN TAVOLA. Negli altri comparti dell’agroalimentare, nel mese di aprile, si sono registrati dei ribassi. A costare meno è la carne venduta all'ingrosso, (-12,7% per le carni di pollo e - 7,8% per le carni di tacchino) e i tagli di carne suina (-5,1% rispetto a marzo). «Una diminuzione dei prezzi direttamente collegata al crollo della domanda», sottolinea Unioncamere, «la chiusura del canale Horeca (ristoranti, pizzerie, pasticcerie, rosticcerie) ha provocato flessioni del prezzo del latte (-8,1%) e del burro (il 20% rispetto al mese precedente). Rispetto allo scorso anno i listini italiani del burro hanno perso quasi il 40%». FARINA A PESO D’ORO. Uno dei dati di maggior peso, rilevati durante il lockdown, è l'aumento del costo della farina, che nel mese di marzo aveva fatto registrare un incremento del 6,9%, passato ad aprile al 2,3%. Settimo ribasso consecutivo, invece, per i prezzi all’ingrosso dei formaggi a lunga stagionatura, il cui costo è diminuito del 2%, con un calo complessivo di quasi il 20% rispetto allo scorso anno. Scambi limitati e prezzi invariati, rispetto a marzo, per l’olio di oliva.
NEL PANIERE. Vediamo, in dettaglio, i prezzi all'ingrosso di alimenti base per la tavola degli abruzzesi come riso e cereali, carni, latte, formaggi, uova e olio. Ad aprile il costo del riso è aumentato dell'8,4% rispetto al mese di marzo e del 4,2% a fronte dell’anno precedente; la farina di frumento ha subìto un aumento medio del 2,3%, mentre la semola è aumentata del 3,5% rispetto al mese precedente e ben del 20,5% rispetto al 2019. Il prezzo della carne di pollo è sceso del 12,7%, di coniglio del 12%, di tacchino del 7,9% e di suino del 5,1%.
Il costo del latte ha subìto un crollo dell’8,1%, direttamente legato alla diminuzione della domanda, come anche la panna (-19,3%) e i formaggi a stagionatura lunga (-2%). Il prezzo del burro è diminuito del 18,3% rispetto a marzo e del 29,3% in confronto al 2019. Acquistare uova costa, invece, molto di più: 5,1% rispetto a marzo e 23,2% rispetto allo scorso anno.
AUMENTI IN VISTA. Gli aumenti maggiori riguardano frutta e verdura: 19,7% in più per le arance, 19% per i limoni, che però, lo scorso anno, costavano il 65,5% in meno. Le mele sono aumentate del 17,4%, i kiwi del 29,7%, le pere del 26%. E ancora, melanzane e peperoni costano rispettivamente il 41,9% e il 53,9% in più. Le zucchine il 29,7%. Si spende di più anche per acquistare cavoli e broccoli (54,5%), finocchi (12,8%) e cavolfiori, il cui prezzo è lievitato del 93,1%, sempre in rapporto al prezzo di mercato del 2019. Costano di più anche aglio (22,6%) e carote (20,4%), mentre il costo di cipolle e zucche è sceso del 10,1% e del 31,4%. Anche la cicoria è aumentata del 20,4% e gli spinaci dell’11,6%.
Il prezzo dei vini è rimasto pressoché invariato, con un aumento solo dei dop rossi di fascia bassa (4,2%), dei dop bianchi (3,3%) e dei bianchi di fascia premium (11,1%). Diminuito, infine, il costo dei dop rossi di fascia alta (-0,5%), dei dop bianchi di fascia media (-0,2%) e degli spumanti metodo charmat (-0,5%).
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