Furlan: «Irpef da tagliare subito»

La riforma del fisco è indispensabile e serve un patto per lo sviluppo
ROMA. Un Patto sociale, una riforma fiscale «radicale» e la lotta alle diseguaglianze, sostenendo innanzitutto i giovani, a cui «stiamo negando il futuro», lavoro e «nuove tutele»: parte da qui la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, aprendo il 18esimo congresso nazionale del sindacato, dal quale rilancia la necessità di un intervento sul fisco che punti a tagliare l'Irpef sui lavoratori dipendenti e pensionati, il cui peso è «eccessivo». All'appuntamento partecipa anche il premier Paolo Gentiloni che prende «l'impegno per i prossimi mesi» di «insistere mettendo i giovani al centro dei possibili interventi di riduzione del carico fiscale sul lavoro». Per Furlan, bisogna semplificare un sistema fiscale che, attraverso «la sua farraginosità allarga la forbice fra evasione accertata e recuperata e premia i furbi». E proprio sul fisco chiama il fronte sindacale: «Siamo pronti a definire con Cgil e Uil una piattaforma unitaria, sostenuta e condivisa con lavoratori e pensionati». La leader della Cisl sottolinea anche la necessità di un «patto sociale», alla cui costruzione «la contrattazione contribuisce in forme decisive». Un patto sociale che, «all'interno di un programma di sviluppo, promuova condizioni di coesione sociale per i lavoratori». E apre ad un intervento legislativo sulla rappresentanza per i sindacati ma anche per le imprese. Per far fronte a quello che altrimenti, dice, sarebbe il «far west, con chi si autodefinisce sindacato dei lavoratori un giorno e il giorno dopo sindacato dei datori di lavoro». Un passaggio che non sfugge al presidente del Consiglio: è «positivo che anche la Cisl ritenga utile riflettere su norme a sostegno della rappresentanza e della contrattazione», dice dal palco, sottolineando che «tra parti sociali e istituzioni abbiamo bisogno di un dialogo che produca risultati». Altro tema importante per la Cisl è quello dei giovani: a loro «stiamo togliendo il diritto di sognare, di progettare una vita. Così il futuro muore». E alla politica e alle istituzioni si rivolge direttamente Furlan: «Chiediamo sguardo lungo e maggiore attenzione alle proposte del fronte sindacale». Si può cominciare «subito, partendo dalle proposte sul fisco, sul welfare e sulle diseguaglianze, soprattutto giovanili, perché investire sulle giovani generazioni è il primo dovere se abbiamo a cuore il futuro del Paese». Sul lavoro, invece, critica il «vuoto colpevole» sulle politiche attive, che «siamo stanchi di aspettare» e sostiene che «è tempo di passare dal tutelare il lavoratore nel posto di lavoro a tutelare il lavoratore in quanto soggetto sociale». Infine, dice sì al reddito di inclusione e no a quello di cittadinanza «perché è quanto uno guadagna col lavoro che dà dignità all'esistenza, non l’assistenza gratuita».

