«Fusione tra 7 Comuni con Popoli capofila»

POPOLI. Una fusione di 7 Comuni con Popoli capofila. Una fusione «solo amministrativa dove ogni paese mantiene le sue radici e la sua identità». Da dieci anni l'associazione popolese Ripensiamo il...
POPOLI. Una fusione di 7 Comuni con Popoli capofila. Una fusione «solo amministrativa dove ogni paese mantiene le sue radici e la sua identità». Da dieci anni l'associazione popolese Ripensiamo il territorio, guidata dal presidente Antonello De Luca e dal segretario Gianni Natale, accarezza il sogno di mettere insieme alcune realtà territoriali, tra cui Tocco da Casauria, Bussi, San Benedetto in Perillis, Corfinio, Raiano e Roccacasale, per creare un «grande centro Abruzzo, una città diffusa con 90mila abitanti» che scorre parallelo all’idea di Nuova Pescara, mai del tutto decollata e che abbia l'obiettivo di «dialogare con la costa» per rafforzare l'idea progettuale nata durante un convegno del 2012 a Sulmona. Oggi l'associazione chiede al sindaco di Popoli Dino Santoro di convocare un consiglio comunale straordinario per fare il punto della situazione e discutere «un eventuale cambiamento di rotta».
Quest'ultimo passaggio in riferimento al fatto che «due anni fa», spiega Natale, «era il 5 aprile 2019, il consiglio comunale votò la fusione da perseguire con i Comuni limitrofi, cosa che avrebbe significato un introito nelle casse comunali di 32 milioni di euro in 10 anni, con Popoli capofila e la costituzione di una «Comunità chiave dei 3 Abruzzi» fusa e di 12.000 abitanti, con un enorme peso politico amministrativo a livello regionale. Ma la delibera fu «deliberatamente» tradita con zero impegno degli amministratori, alcuni dei quali ancora in carica, che oggi non spiegano le ragioni per cui vorrebbero accodarsi ad un progetto in corso con Pratola capofila e non Popoli». L'attuale sindaco, in carica da ottobre 2021, mostra di avere le idee chiare a riguardo: «Io sono favorevole alla fusione che porti un risultato, che abbia un progetto geografico omogeneo e la forza dei numeri. Solo così l'idea può avere un futuro».
L'associazione che chiarisce il concetto di fusione «sarebbe solo di tipo amministrativo, rifiuti e tributi, lasciando intatte le identità culturali e religiose» si «appella all' avvedutezza istituzionale del sindaco, del presidente del consiglio e di tutto il consiglio comunale suggerendo di «riprendere un filo democratico» del discorso.

