Gas tossici per sterilizzare Condannata la Bioster

2 Dicembre 2015

Quattro anni e dieci mesi di reclusione per 4 addetti dello stabilimento di Popoli Venivano trattati sia alimenti che strumenti e materiale medico-chirurgico

PESCARA. Sono stati condannati a quattro anni e dieci mesi di reclusione dal Tribunale di Pescara gli addetti dello stabilimento Bioster di Popoli che a gennaio 2010 sono stati arrestati dai carabinieri del Nas, insieme a altre 9 persone, perché accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla frode nelle pubbliche forniture, all’adulterazione di alimenti e alla falsità materiale e ideologica. I quattro sono Francesco Anastasi, 36 anni, residente a Popoli, Antonio Luccitti, 46 anni, domiciliato a Bussi, la sorella Ketti, 41enne, anche lei domiciliata a Bussi, e Domenico Bucci, 41 anni, di Catignano. I quattro sono stati anche interdetti temporaneamente (per 5 anni) dai pubblici uffici e per un anno dall'esercizio della professione nel settore sanitario e dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno. Con loro sono stati condannati altri dodici imputati, oltre alla Bioster (per la spa la sanzione pecuniaria è di 387 mila euro e la confisca di centomila euro). Gli altri condannati sono Sara Bonomi, Cristiana Bonomi, Gianluca Bonomi, Mauro Bordogna, Nicola Breno, Paolo Colombelli, Rocco D'Aguanno, Cataldo Luigi Massimo Palazzo, Luca Pasini, Giovanni Pezzotta, Alessandro Spaziani e Simeone Spinoni, tutti residenti fuori Abruzzo. La Bioster spa, con i suoi stabilimenti, tra cui quello di Popoli, è finita nel mirino della Procura di Pescara (pm Andrea Papalia) per le attività di sterilizzazione e manutenzione di strumenti e materiale medico chirurgico (ad esempio ago-cannule, siringhe e kit per infusioni) e sterilizzazione di alimenti. L’attenzione dei Nas, che hanno indagato tra il 2007 e il 2010, si è concentrata sull’azienda proprio per l’attività di sterilizzazione con l'impiego di Eto (ossido di etilene), un gas tossico e cancerogeno soggetto a particolari cautele sia per il suo impiego che per la sua eliminazione dagli oggetti trattati, una volta ultimato il ciclo, con processi di degassificazione.

Sarebbero emersi omissioni e falsi, nelle procedure e nelle certificazioni, e per i giudici (Angelo Zaccagnini, Rossana Villani e Massimo De Cesare) c’era un accordo, quale «modalità acquisita e consolidata», per certificare il falso sulla regolarità dei procedimenti di sterilizzazione e degassificazione (quest'ultimo era del tutto omesso) e venivano attestati controlli chimici e biologici inesistenti finalizzati all’eliminazione dei residui dell'ossido di etilene e alla sterilità di materiali. I documenti venivano alterati per «nascondere verità inconfessabili» e nel corso delle intercettazioni è emerso il coinvolgimento sia dei responsabili della Bioster che dei dipendenti. Nell’azienda partivano «disposizioni perché gli illeciti, normalmente e quotidianamente compiuti con cosciente partecipazione corale, non emergessero».

La Bioster, sempre per i giudici, pur impegnandosi contrattualmente con le strutture sanitarie pubbliche e private a soddisfare al meglio e con le massime garanzie le procedure di sterilizzazione, «era in grado di effettuare le offerte migliori sapendo che avrebbe attuato il minimo di quanto promesso», a rischio e pericolo degli utenti finali. Gli inadempimenti contrattuali comportavano dei vantaggi economici, cioè il pagamento dei corrispettivi a fronte di prestazioni non eseguite, con un danno per le Asl e le altre strutture. E' stata inoltre determinata una provvisionale di 25mila euro per ciascuna parte civile, compresa la Asl di Pescara.

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