Giorgini: aspettiamo per non fare errori

24 Maggio 2020

GIULIANOVA. Il prestigioso ristorante sul mare “Nova Vita Beach” di Giulianova ha scelto di attendere prima di procedere alla riapertura. L’opzione dell’attesa viene confermata dal contitolare Paolo...

GIULIANOVA. Il prestigioso ristorante sul mare “Nova Vita Beach” di Giulianova ha scelto di attendere prima di procedere alla riapertura. L’opzione dell’attesa viene confermata dal contitolare Paolo Giorgini, consigliere comunale e ristoratore: «Oltre che il bar-ristorante, gestiamo anche un tratto di arenile. Sull’apertura della stagione balneare, essendo le regole legate all’emergenza sanitaria non ancora del tutto chiare, stiamo riflettendo su come organizzarci al meglio per non incorrere in errori. Pertanto abbiamo deciso di ripartire in occasione del ponte del 2 giugno, quando la situazione sarà più chiara e potremo lavorare con maggiore tranquillità. Non abbiamo nessuna intenzione di mollare la nostra attività, sulla quale abbiamo scommesso da anni, ma ora è bene attendere». In realtà Giorgini e i suoi soci hanno avuto l’idea di spostare una parte dell’attività di ristorazione al chiuso proprio sotto gli ombrelloni. Giorgini anticipa che la riapertura del “Nova Vita Beach” farà registrare delle inaspettate novità. «Quando ripartiremo», afferma l’imprenditore, «posizioneremo diversi tavolini del ristorante sotto gli ombrelloni. L’obiettivo sarà quello di consumare in modo romantico una cena in spiaggia al lume di candela, magari con la luna che si riflette sul mare e in una situazione di distanziamento dagli altri commensali. Prima della cena si potrà organizzare anche un aperitivo al tramonto».
Anche nella vicina Roseto c’è chi preferisce attendere. «Per il momento non ho proprio intenzione di riaprire. Se tutto va bene lo farò nella prima settimana di giugno». Pasquale Di Giammichele, titolare del ristorante “La Locanda del Vigneto”, ha mille dubbi sulla ripresa. La sua ristorazione tra l’altro è stata sempre dedicata ai banchetti per compleanni, battesimi, comunioni e cresime che, per ora, non si potranno svolgere. «Sono tre mesi ormai che non incassiamo un euro», spiega Di Giammichele, «i miei dipendenti sono riuscito a pagarli, nonostante lo stop, perché ho avuto la possibilità. Ma ora?». Per riaprire, infatti, Di Giammichele dovrebbe necessariamente farlo con almeno tre dipendenti. «Se non c’è liquidità», aggiunge il ristoratore, «e le persone magari non vengono perché hanno paura o perché non sono disposte a sottostare a queste disposizioni, come faccio io a pagare i dipendenti? Se lo Stato ci avesse aiutato, magari con la cassa integrazione al 70 per cento, noi avremmo pagato il restante 30 e intanto le attività potevano ripartire, ma così è davvero dura. Anche per le tasse, ora sospese, ma che poi dovranno essere pagate. Inoltre io devo pagare l’affitto del locale».
Alfonso Aloisi
Luca Venanzi