Giro di vite sulle intercettazioni

16 Marzo 2017

Primo via libera alla riforma del codice penale. Toghe contrarie

ROMA. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è soddisfatto, ma resta in silenzio. L’approvazione in Senato del disegno di legge di riforma del processo penale la sollecita da mesi, ma ora è candidato alla segreteria del Pd e dunque rivendica il risultato come merito di tutto il governo. Via libera con il voto di fiducia (con 156 sì) a un testo già esaminato e approvato dalla commissione e che ora deve avere l’ultimo via libera della Camera.

Semplificare e rendere più spedita la celebrazione dei processi, è la finalità principale della riforma che interviene anche su alcune deleghe su carceri e intercettazioni. Le modifiche più significative riguardano l’inasprimento delle pene per alcuni reati come furto in casa e rapina (da 1 a 3 anni e fino a 4) e per lo scambio elettorale politico-mafioso, sanzionato ora da 6 a 12 anni. Un intervento che ha l’obiettivo di garantire la certezza della pena per reati particolarmente odiosi e che finora ha avuto molte lacune. Correzioni anche alla prescrizione del processo. Diventa punto di partenza la sentenza di primo grado dalla quale discendono differenti sospensioni di 18 mesi per ogni impugnazione in appello e cassazione. Un modo per tutelare la ragionevole durata del processo, ma anche ottenere giustizia per le parti offese ed evitare l’oblio giudiziario. Nella parte che riguarda le indagini preliminari, gli strumenti adottati dovrebbero consentire tempi più rapidi per la celebrazione del processo, col magistrato che avrà tre mesi di tempo (più altri tre) per decidere se archiviare o chiedere il giudizio. Un punto molto controverso e duramente criticate dall’Associazione Nazionale Magistrati che denuncia il rischio di un collasso delle procure. Critici anche gli avvocati penalisti.

Con l’intento di alleggerire le procedure e limitare gli intenti dilatori cambia anche il giudizio abbreviato, il patteggiamento e il sistema di alcune impugnazioni con la Corte di Cassazione che avrà meno vincoli per dichiarare inammissibili i ricorsi. Infine, più potere di controllo verso l’ufficio del pubblico ministero, da parte dei procuratori generali che potranno più facilmente avocare a sé le indagini. Le deleghe al governo (da inserire nei decreti e in fase di definizione) riguardano l’ordinamento penitenziario, per l’equilibrio delle garanzie di sicurezza sociale con le finalità di rieducazione. Riviste le misure alternative al carcere e si prevedono interventi per le detenute madri e per l’integrazione degli stranieri. Al governo è assegnato anche il compito di riscrivere le norme sulle intercettazioni telefoniche.

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