Giunta, cresce il peso del Pd In difficoltà le liste minori

12 Giugno 2014

Difficile per i quattro gruppi composti da un solo consigliere pretendere un posto nell’esecutivo e garantire la funzionalità del Consiglio

PESCARA. La proclamazione degli eletti arrivata ieri pomeriggio dalla Corte d’Appello dell’Aquila dopo 17 giorni di attesa, apre qualche interrogativo in più sulla composizione della giunta regionale. Perché una cosa è ragionare sul virtuale delle simulazioni, un’altra è disegnare l’esecutivo partendo dalle 19 posizioni in Consiglio (tanti sono i seggi della maggioranza compreso quello del presidente Luciano D’Alfonso) certificate dai magistrati della Corte.

Il quadro ora è chiaro: 11 seggi vanno al Pd (uno in più rispetto ai conteggi ufficiosi), due seggi ad Abruzzo civico, un seggio ciascuno alle altre quattro liste che hanno appoggiato il governatore eletto: Sel, Italia dei Valori, Regione Facile, Centro democratico.

Il problema che si pone ora nella maggioranza è quello della governabilità di un consiglio regionale dove la maggioranza di 18+1 consiglieri deve garantire l’agibilità dei lavori, il funzionamento delle commissioni (dove tutti i gruppi per statuto devono essere rappresentati), e il funzionamento dei gruppi (ognuno col proprio capogruppo). Messe così le cose, potrà un gruppo composto da un solo eletto, ottenere un assessorato, presiedere alle commissioni e nello stesso tempo garantire con la propria presenza il numero legale in assemblea? La domanda se la stanno facendo in molti. E la risposta è prevalentemente negativa. Perché una maggioranza che può contare solo su sei voti di vantaggio rispetto a una minoranza molto agguerrita e preparata, non può permettersi errori in aula, pena la paralisi.

La soluzione potrebbe portare automaticamente all’allargamento della compagine del Pd in Giunta: da 4 a 5 assessori, con un passo indietro del consigliere di Sel Mario Mazzocca, mentre verrebbe garantito un posto a uno dei due eletti di Abruzzo Civico (Andrea Gerosolimo). Il resto andrebbe al Partito democratico. I nomi sono quelli già noti: Dino Pepe, Marinella Sclocco, unica donna in maggioranza e dunque in giunta, Silvio Paolucci e l’esterno Giovanni Lolli. Ne mancherebbe uno. Tenendo conto degli equilibri territoriali, il candidato potrebbe essere Camillo D’Alessandro, che finora era stato indicato come il “sottosegretario” del governatore D’Alfonso. Ma da Pescara si sa che preme per entrare in giunta Donato Di Matteo, forte dei suoi quasi 7mila voti. La richiesta dell’ex assessore regionale ai Trasporti ha però un punto debole: ci sono già due posizioni occupate da eletti pescaresi (il presidente della giunta e l’assessore in pectore Sclocco). Difficile che Pescara possa ottenere un terzo posto. Teramo che ha un assessorato con Pepe, esprimerà quasi certamente il capogruppo con Sandro Mariani, mentre l’Aquila ha già due posti nell’esecutivo con Gerosolimo e Lolli. La scelta su Chieti potrebbe essere la più logica. Resta aperta la questione della presidenza del Consiglio, sulla quale ha buone possibilità il marsicano Giuseppe Di Pangrazio.

Questo rimescolamento di carte potrebbe comportare un ritardo nel varo dell’esecutivo. Intanto domani si svolgerà a Palazzo Silone all’Aquila la cerimonia del passaggio di consegne tra Luciano D’Alfonso e il governatore uscente Gianni Chiodi. Poi, secondo statuto, toccherà al consigliere anziano, il consigliere di Abruzzo Civico Mario Fiorentino Olivieri, convocare e presiedere il primo Consiglio regionale a Palazzo dell’Emiciclo, che secondo il regolamento deve tenersi tra il 10° e il 20° giorno dalla proclamazione dell'ultimo degli eletti, quindi tra il 21 giugno e il 2 luglio. Nella prima seduta sarà costituito l'ufficio provvisorio di Presidenza, e il Consiglio procederà all'elezione del suo presidente, dei vice presidenti e dei segretari. A quel punto D’Alfonso terrà il suo discorso programmatico.

Se la maggioranza è alla prese con la composizione della giunta, la minoranza, e soprattutto Forza Italia, dovrà risolvere la questione del capogruppo, che diventa centrale negli equilibri interni del partito alla luce della spaccatura che si è verificata tra il gruppo di Mauro Febbo (al quale aderiscono altri due consiglieri regionali Lorenzo Sospiri e Emilio Iampieri) e gli altri due terzi di Forza Italia composti dal governatore uscente Gianni Chiodi e dall’ex assessore Paolo Gatti, che però non sono mai stati alleati. Non è quindi da escludere che la carica di capogruppo vada a Febbo o Sospiri. Un passaggio importante nella battaglia interna che li oppone al coordinatore regionale Nazario Pagano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA