Giuseppe, l’incubo di quegli attimi
La madre del sopravvissuto di Pianella: terribile, ognuno ha dovuto pensare a sè
PIANELLA. «Mi dispiace, mi dispiace per l’altro ragazzo». La mamma di Giuseppe Pietrolungo piange al telefono mentre pensa al figlio in ospedale e all’amico che invece non ce l’ha fatta. Lei che quel dolore l’ha provato sulla sua pelle, con la morte improvvisa, tre anni fa, del maggiore dei suoi quattro figli, Andrea, speleologo espertissimo e soccorritore (direttore della scuola regionale di speleologia e in prima linea nel terribile inverno di neve del 2017) aspetta di guardare negli occhi il suo Giuseppe. «È ancora in ospedale, mi ha chiamato alle 8 di sabato sera, appena l’hanno tirato fuori, per dirmi che stava bene e di non preoccuparmi. Invece l’hanno trattenuto in ospedale perché era disidratato, pieno d’acqua, al limite dell’ipotermia». È preoccupata eccome mamma Silvana, che il figlio lo conosce bene e sa quanto male stia dopo quello che ha vissuto: «L’acqua usciva da sotto e da sopra, si dovevano salvare, ognuno ha dovuto pensare a sé, l’altro ragazzo (Alessio Carulli, ndr) stava dopo Giuseppe, dovevano superare due sifoni, e invece, purtroppo, non ce l’ha fatta, non è riuscito a salvarsi». Piange la signora Silvana, con la pietà di chi sa che vuol dire perdere un figlio e con la certezza, questo sì, che dietro a Giuseppe c’era un angelo, «suo fratello Andrea, sì c’era Andrea» ripete.
Un legame profondo quello tra il primo e l’ultimo dei quattro fratelli Pietrolungo: una decina di anni fa era stato proprio il piccolo, Giuseppe, a chiedere ad Andrea di insegnargli ad entrare nel suo mondo sotterraneo. E così fece, Andrea, grande speleologo al quale è stato intitolato il gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica del Cai di Pescara.
Adesso era rimasto Giuseppe a seguire quella passione. Venerdì sera è uscito di casa, in contrada Astignano a Pianella, dicendo che avrebbe dormito in montagna. «Non ti devi preoccupare, inutile che ti dico dove vado», ha ripetuto alla madre, «chi mi deve soccorrere lo sa dove sto». E per fortuna quel qualcuno ha dato l’allarme, sabato sera. Giuseppe è ancora in ospedale a Pescara, ma tornerà a casa. (s.d.l.)
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