Gli agricoltori contro centomila cinghiali

9 Luglio 2021

Protesta della Coldiretti all’Aquila insieme con 80 sindaci

Un incidente ogni 48 ore, con 16 vittime e 215 feriti, danni all'agricoltora per centinaia di milioni di euro. È il bilancio dell'invasione di cinghiali nell'anno del Covid che emerge da un’analisi fatta da Coldiretti su dati Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale). Ieri l’associazione degli agricoltori è scesa in piazza in tutt’Italia, con mobilitazioni nelle principali città, per lanciare l’allarme su una situazione ormai insostenibile. In Abruzzo si è tenuto un flash-mob all’Aquila, davanti l’Emiciclo.
AGRICOLTORI E SINDACI. Sul palco montato davanti la sede del Consiglio regionale sono saliti il presidente regionale Silvano Di Primio, e i presidenti provinciali Pier Carmine Tilli (Chieti), Emanuela Ripani (Teramo) e Fabio Cinfaglione (L’Aquila), oltre a diversi imprenditori agricoli.
Massiccia anche la presenza degli amministratori locali, con oltre 80 sindaci provenienti dai territori più colpiti dalle invasioni. Per la Regione, sono intervenuti il vice presidente della giunta e assessore all’Agricoltura Emanuele Imprudente, il capogruppo di Forza Italia Mauro Febbo, i consiglieri Dino Pepe, Silvio Paolucci e Pierpaolo Pietrucci, del Pd, e Marianna Scoccia, del gruppo misto.
NUMERI DELL’EMERGENZA. In Abruzzo, dice Coldiretti, la popolazione dei cinghiali è stimata in oltre 100mila unità mentre in Italia ha raggiunto la cifra record di 2,3 milioni di esemplari. Con l’emergenza Covid, che ha ridotto la circolazione e la presenza delle persone all’aperto, c’è stato un aumento del 15%. Sempre a livello nazionale, i danni causati dagli ungulati alle produzioni agricole hanno sforato i 200 milioni di euro l'anno, ma non è solo un problema di danneggiamenti materiali. «A essere compromesso» sostiene Coldiretti «è anche l'equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico, con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale». C’è poi tutto il capitolo relativo agli incidenti stradali: negli ultimi dieci anni, quelli gravi, con morti e feriti, sono quasi raddoppiati (+81%).
UN PIANO STRAORDINARIO. «Situazione insostenibile» afferma Di Primio. «Non è più solo una questione di risarcimenti ma è un’emergenza che incide sulla sicurezza delle persone e che va affrontata con un piano straordinario concertato tra Ministeri e Regioni, Province e Comuni. Questi animali possono arrivare anche a un quintale e mezzo di peso e lungo le strade non ci sono quasi mai reti di respingimento, visto che sono state realizzate negli anni '60-'70, quando la grande fauna selvatica era rarissima e le recinzioni avevano lo scopo esclusivo di evitare l'attraversamento del bestiame».
LE RICHIESTE. Per uscire dall’emergenza, secondo Coldiretti, è necessario che ci sia un maggior coordinamento tra Regioni e Stato per il controllo della fauna selvatica. I rappresentanti dell'associazione hanno consegnato all’assessore Imprudente un pacchetto di proposte deliberative che prevedono: un intervento diretto da parte degli agricoltori, con il coordinamento delle azioni di contenimento assegnato a polizia municipale e polizia provinciale; un coinvolgimento delle stesse forze dell’ordine nonché di guardie venatorie volontarie, con la possibilità di delegare le attività a cacciatori abilitati iscritti al registro regionale; il permesso di destinare le carni degli animali uccisi in beneficenza, nel rispetto degli standard di sicurezza, o di metterle a disposizione degli agricoltori stessi per le loro filiere; un allargamento del calendario venatorio, con l’estensione delle battute di caccia ai parchi e alle aree protette, su autorizzazione delle prefetture.
AREE PROTETTE. Secondo Dino Rossi, coordinatore regionale dell’Associazione per la cultura rurale, bisognerebbe tutelare di più anche i cacciatori: «In Abruzzo, secondo l’Ispra, la percentuale di territorio agro-silvo-pastorale in cui è vietata la caccia ha raggiunto ormai il 70%, superando di gran lunga il limite stabilito dall’aritcolo 10 della legge 157, che prevede massimo il 30%. Serve una riduzione drastica del territorio sotto vincolo, queste aree protette servono solo a recepire fondi a vario titolo, a discapito della fauna, della flora e delle attività che una volta preservavano il nostro ambiente».
IL PD ACCUSA. «La Regione Abruzzo esca dall’immobilismo e si faccia portatrice a Roma delle istanze dei territori» affermano Paolucci, Pepe e Pietrucci. «Già nel 2020 con un emendamento avevamo proposto di aumentare i ristori alle aziende agricole danneggiate, ma il centrodestra non approvò l’emendamento. Da allora nulla si è fatto e il problema è esploso in tutta la sua imponenza».
IMPRUDENTE REPLICA. «La Regione sta facendo il massimo di ciò che è nelle sue possibilità» risponde Imprudente.
«Se qualcuno vuole strumentalizzare la manifestazione lo faccia ma se siamo arrivati al punto in cui siamo oggi è perché in passato qualcuno non ha trattato questa materia con serietà. Il problema vero è la modifica della legge 157, che non consente azioni incisive».