Gli albergatori protestano: il porto turistico farà danni

5 Maggio 2015

Il progetto a Città Sant’Angelo. Renisi e Tocco: spiaggia e posti di lavoro a rischio Ardizzi (Confcommercio): sarà solo un doppione del Marina di Pescara

MONTESILVANO. No alla realizzazione di un porto turistico alla foce del fiume Saline. A esprimere la propria contrarietà al progetto di un finanziatore privato - che prevede la realizzazione di una struttura da 650 posti barca in corrispondenza dei 600 metri di litorale del Comune di Città Sant'Angelo - sono stati ieri mattina alcuni portatori di interesse nel corso di un convegno/dibattito organizzato al Grand Hotel Adriatico. In particolare, a mostrare preoccupazione nei confronti dell’opera sono stati Adriano Tocco del Consorzio Grandi Alberghi, Daniela Renisi del Comitato AlberghiAmo, Ezio Ardizzi della Confcommercio, Gianluca Milillo dell’associazione ambientalista Nuovo Saline e il consigliere comunale angolano Carlo Ciabarra (M5S).

«Abbiamo promosso questo incontro perché non vogliamo limitarci all’analisi della semplice opera dal punto di vista dell’ingegneria idraulica», ha commentato Renisi, «ma siamo interessati soprattutto a conoscere gli effetti prodotti a livello ambientale e turistico». Perplesso sul futuro della costa si è detto anche Tocco. «È bene chiarire subito che la nostra non vuole essere una guerra contro il porto», ha specificato, «ma una battaglia a tutela del mare. Rischiamo di perdere 800 posti di lavoro per averne 50, e 500 mila presenze per ospitare 650 barche».

Spazio poi alle riflessioni del presidente della Confcommercio Ardizzi che, anche in qualità di ex amministratore della Camera di Commercio, ha analizzato in particolare le difficoltà economiche del porto turistico pescarese e i danni prodotti sulla costa sia dal Marina di Pescara che dalla diga foranea: «A mio avviso si rischia solo di fare concorrenza a Pescara», ha concluso, «quando sarebbe molto più logico investire in un progetto che possa fungere da attrattore per il turismo, come ad esempio un parco acquatico».

Scenari futuri e possibili rischi ambientali sono stati, invece, analizzati dal tecnico ambientale Milillo, reduce da una recente traversata del Saline a bordo di una zattera costruita con i rifiuti recuperati lungo il fiume.

L’analisi ha riguardato in particolare l’area interessata dal progetto, ricca di sedimenti depositati negli anni dal fiume, che stando al Decreto ministeriale del 2003 attraverso il quale è stato istituito il Sin (Sito di interesse nazionale), poi declassato a Sir (di competenza regionale), dovrebbe essere preventivamente bonificata. Azione, tuttavia, non prevista dai progettisti del porto che intendono utilizzare una procedura mai sperimentata prima in Italia che consiste nel coprire il fondale marino con tessuti geotecnici. Inoltre, a detta di Milillo, i sedimenti fluviali renderanno a stretto giro l’opera impermeabile così da avere effetti dannosi sulle coste dei comuni limitrofi sia in termini di erosione che di presenza di alghe e mucillagine. «A inquietarci, infine», ha spiegato, «sono le opere a compensazione, come ad esempio il parcheggio che sorgerà in quella che attualmente è la cassa di espansione naturale del fiume che, in caso di esondazione, allagherà l’area dei Grandi Alberghi».

Tra le proposte alternative per rilanciare il turismo e bonificare il Saline, l'associazione scommette sul pesce cheppia, una specie protetta che, dopo anni di assenza, da qualche tempo ha iniziato a risalire il fiume per riprodursi. A opporsi al progetto, unico in Consiglio comunale, anche il grillino angolano Ciabarra. «È impensabile pensare di distruggere i comuni limitrofi per poter creare benefici solo al proprio comune».

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