Gran Sasso, riapre il traforo

Oggi la circolazione torna normale dopo lo stop ai lavori dentro le gallerie
Il colpo di scena riapre l’Abruzzo. I circa due-tre anni previsti per i lavori vengono soffiati via, anche se solo momentaneamente, da un prelievo di acqua torbida che ora rimette tutto in discussione. Tra code chilometriche, disagi, proteste e rimpallo di responsabilità si profilava uno scenario da incubo per tutti. L’esigenza di mettere al sicuro l’approvvigionamento idrico, in sostanza le captazioni che sono sotto il traforo e che servono l’Aquilano e il Teramano, aveva dato il via a una serie di indagini geognostiche propedeutiche alla progettazione con conseguente inizio dei lavori.
la nota di strada dei parchi
La concessionaria Strada dei Parchi informa che «il Commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, ingegner Pierluigi Caputi, ha convocato SdP alle ore 14.30 del 23 ottobre (oggi ndr), per la riconsegna della galleria destra (direzione Teramo) del Traforo del Gran Sasso e delle relative pertinenze di cantiere». «Non appena i tecnici di Strada dei Parchi avranno completato il necessario sopralluogo», continua la nota, «Strada dei Parchi sarà nelle condizioni di garantire il ripristino, entro poche ore dalla riconsegna, del normale flusso di circolazione all’interno del Traforo del Gran Sasso, in entrambe le gallerie e su ambedue le carreggiate per le rispettive direzioni di marcia, dopo aver rimosso i dispositivi e le segnaletiche predisposte per il senso unico alternato». Nell’ecosistema del gran Sasso convivono un Laboratorio di fisica nucleare, un viadotto, una falda acquifera e due acquedotti. Un equilibrio delicatissimo che può essere turbato da un seppur minimo intervento È questa la tesi sostenuta da Giorgio Morelli, ingegnere aquilano, a lungo consulente della questione degli sversamenti nel laboratorio sotto il Gran Sasso. Morelli, ex ingegnere dirigente del Corpo forestale, fu delegato dalla procura di Teramo per le indagini 2002-2023 per i reati connessi per lo sversamento di trimetilbenzene dai Laboratori nazionali del Gran Sasso. In quell’occasione fu il coordinatore del pool di consulenti tecnici della Procura. Parlando degli ultimi interventi ha detto: «Si tratta di lavori di carotaggio per indagini geognostiche svolte per conto del commissario straordinario che mettono a rischio per la salute umana l’acqua del Gran Sasso. Questi lavori comporteranno un grave svantaggio per l’economia dell’intera zona oltre ai rischi paventati dai gestori dell’acquedotto per l’intorbidamento dell’acqua. Morelli si pone una domanda: «Si può bloccare un’intera regione per dei carotaggi inutili e forse anche dannosi?». L’ex perito non è convinto delle proposte di Caputi. «Il commissario ha rilasciato dichiarazioni molto laconiche e in parte contraddittorie, prima negando l’idea di nuove captazioni per poi accennare a nuove e diverse captazioni».

