Grandine e alluvione: come farsi risarcire

Case, aziende e auto: le domande vanno presentate entro il 22 luglio Fotografie e perizie da inoltrare ai Comuni che le inviano alla Regione
PESCARA . Il giorno dopo la grandine e l'alluvione la domanda è una sola. Riguarda migliaia di abruzzesi. È possibile vedersi risarcire dallo Stato i danni subìti alle auto o ai tetti di casa, crivellati dal bombardamento di chicchi di ghiaccio grandi come arance? Si può essere rimborsati per i negozi, le attività produttive e i fondi agricoli devastati dal nubifragio?
VIA LIBERA. La risposta è sì. Anche se per ora non c'è alcuna certezza sull'esito positivo della domanda. Ma il via libera per gli eventuali risarcimenti è comunque partito ieri. Il ruolo determinante sarà ricoperto dai Comuni e tutto dipenderà dalla velocità dei tempi, quindi dalle scadenze da rispettare, e dall'efficienza degli uffici tecnici comunali competenti.
Ma a sovrintendere l'intera operazione è la Regione che ieri, attraverso il settore della Protezione civile e il suo dirigente Antonio Iovino, ha informato i Comuni sulla strada da seguire. «In riferimento agli eccezionali eventi metereologici e ai relativi scenari di danno verificatesi prevalentemente su gran parte della fascia costiera del territorio regionale», si legge sulla lettera ai sindaci, «si comunica che è stata attivata la piattaforma telematica per la segnalazione delle situazioni di criticità».
SOLO I COMUNI. È attraverso questa piattaforma infatti che avviene la richiesta di risarcimenti. Ma la stessa non è accessibile ai cittadini che debbono produrre ai rispettivi Comuni foto, relazioni ed eventuali perizie dei beni mobili e immobili che hanno subìto danni. Toccherà al Comune inserire poi questi dati sulla piattaforma della Protezione civile regionale che, a sua volta, li girerà alla Protezione civile nazionale. Dal numero di domande sarà possibile stimare il danno complessivo che, secondo una prima ipotesi approssimativa, potrebbe aggirarsi sui 200 milioni di euro considerando sia la costa teramana, pescarese e teatina sia l'entroterra abruzzese, in particolare il Fucino.
Iovino spiega ai Comuni che all’interno della piattaforma, di cui pubblichiamo l'immagine, è disponibile un'area denominata “Ricognizione per la richiesta dello stato di emergenza” che comprende 5 campi di spese sostenute e fabbisogni, nei quali inserire i dati relativi agli scenari di danno riscontrati nei rispettivi territori comunali.
IL CAMPO E. I campi sono i seguenti: A) Soccorso ed assistenza, B) Ripristino servizi pubblici, C) Misure economiche di sostegno, D) Interventi per rischio residuo, E) Fabbisogni per il ripristino, F) Attuazione misure urgenti. Il campo che interessa i cittadini per danni ad auto, case e attività imprenditoriali è contenuto nella scheda E dove, negli appositi spazi, è possibile scrivere l'importo in euro e descrivere le strutture e infrastrutture pubbliche e private danneggiati, i beni mobili anch'essi pubblici e privati che hanno subito danni, le attività economiche produttive e i beni culturali rovinati. A farlo dev’essere il Comune dopo che è stato informato dai cittadini attraverso documenti inconfutabili.
LA FIRMA DI CONTE. È d'obbligo una seconda precisazione che Iovino fa ai sindaci: «Si evidenzia che tale fase di ricognizione è necessaria per la valutazione della tipologia dell'evento emergenziale ma non costituisce riconoscimento automatico di contributi a carico della finanza pubblica per il ristoro dei danni subìti».
Questa fase dell'iter servirà in modo determinante per documentare la richiesta di calamità nazionale che il governo, attraverso il premier Giuseppe Conte, dovrà riconoscere all'Abruzzo (vedi l'articolo nella pagina a destra). Ed è importante sottolineare che l'inserimento dei dati in piattaforma dovrà essere completato entro lunedì 22 luglio.

