Guerino, riapertura a luglio Occuperà almeno 30 persone

I lavori finiranno entro il 20 giugno. La struttura dovrà fatturare due milioni e 700mila euro all’anno Di Carlo: «Per i grandi numeri serve una ristorazione veloce. Ci sono state trattative con Mc Donald’s»
PESCARA. Il primo piano è quasi ultimato. E la terrazza, appena pavimentata, assicura una vista mare spettacolare. A piano terra, invece, i lavori procedono a pieno ritmo. E per il 20 giugno il Gabbiano sarà completato. A fine luglio, poi, aprirà al pubblico con un’attività di ristorazione, diversificata tra i due livelli. Parola di Isaia Di Carlo, del gruppo Di Carlo, che sta portando avanti l’operazione di rinascita dell’ex “Guerino” (prima ancora si chiamava il Gabbiano), sulla riviera nord. Un’iniziativa avviata da Florio Corneli, che per primo ha creduto nella seconda vita di questa struttura, chiusa da 14 anni.
Quali sono le prossime scadenze?
Il 20 giugno sarà uno spartiacque. Entro quella data dobbiamo finire, perché scadrà la proroga che ci è stata concessa. Io sono subentrato a ottobre dell’anno scorso e la concessione scadeva il 31 dicembre. Era impossibile finire i lavori in così poco tempo, per cui ho chiesto una proroga ma ho trovato un po’ di rigidità, tant’è che ci è stata concessa solo a febbraio e fino a giugno. Fare tutto in così poco tempo è stato un miracolo. Comunque ci siamo rimboccati le maniche e sappiamo che dobbiamo finire per il 20 giugno. Sarà un bel locale, in linea con il resto della riviera. Dopo 40 giorni, a fine luglio, apriremo l’attività commerciale: per allora avremo addestrato il personale e sistemato gli arredamenti.
Sarà un fast food?
Ci sarà un’attività di ristorazione a tutti gli effetti, diversificata a seconda del piano, ma il gestore non è stato ancora definito. A terrà ci sarà una ristorazione veloce che porti “numeri” e dia la garanzia a tutta la struttura di tenersi in piedi economicamente. I prezzi saranno medio-bassi, accessibili a tutti. Dalla famiglia ai ragazzini, chiunque potrà pensare di venire qui a mangiare un panino, una pizza o un piatto di spaghetti. Sopra, dove c’è il terrazzo, sarà possibile la ristorazione anche all’aperto, e il target sarà diverso. Probabilmente il gestore potrebbe essere lo stesso. Ma la cosa a cui puntare è che sia un’attività solida, con una prospettiva di almeno dieci anni, con un conto economico in grado di soddisfare i pagamenti, l’investimento e di garantire la continuità. Non vogliamo ritrovarci con un “Guerino 2”. E comunque dovremo fare i conti con la Bolkestein.
Si è parlato di Mc Donald’s, e ci sono state delle polemiche.
Non smentisco le voci. Ci sono state delle trattative anche con Mc Donald’s. Un’attività del genere sarebbe l’ideale. È un marchio internazionale che dà la certezza di continuità e che resterebbe anche se dovesse andare male. Non si creerebbe concorrenza con gli stabilimenti sulla riviera, dove si mangia pesce quasi ovunque. Ma più che di fast food parlerei di gastronomia e ristorazione veloce. E vorrei far riflettere i polemici sul locale che ha preso il posto dello storico Camplone. Aggiungo che non si può più pensare al “Guerino” di una volta, dove mangiò Pertini. È cambiato tutto rispetto ad allora. Erano altri tempi. E io sono contento di riaprire un locale dove tutti possono mangiare la pizza e spendere cifre contenute, a partire da 12 euro, con la qualità garantita.
Cosa dice ai pescaresi, agli sgoccioli di un intervento così importante per la città?
Io spero che sia una bella cosa per la città. Nel portare avanti questa operazione ho pensato di voler fare qualcosa di buono per Pescara perché sarebbe stato qualificante per l’azienda. Non ho guardato al ritorno in termini di business. Mi sono innamorato del posto e voglio che si dica che abbiamo mantenuto la promessa. Eravamo partiti con un progetto da Hollywood ma dopo una consulenza prestigiosa abbiamo leggermente ridimensionato il taglio perché questo locale dovrà produrre minimo due milioni e 700 mila euro l’anno. È una piccola fabbrica: dovrà occupare trenta persone, i soli costi fissi (di concessione e tasse) sfiorano i 120 mila euro all’anno e l’investimento vale due milioni di euro. Per questi numeri serve un’attività imprenditoriale, non artigianale o familiare. Ad oggi la concessione non è morosa: in questi 14 anni, chi c’era ha pagato il canone. Non c’è nulla da saldare. E siamo l’unica azienda che ha garantito con una fidejussione la conclusione dei lavori.
Sono tanti quelli che si fermano per sbirciare.
È un via vai. Tra i tanti un uomo che ha lavorato qui negli anni ‘50. Ha visto che stava ripartendo e si è detto contento. Pescara merita questo: che l’ex Guerino riapra, che duri il più possibile e che dia lavoro.

