Guerriglia choc a Torino: poliziotto di Pescara aggredito a martellate //VIDEO

1 Febbraio 2026

Scontri nella notte al corteo per Askatasuna, assalito e aggredito l’agente Alessandro Calista di 29 anni. Bombe carte, razzi e lacrimogeni: finisce in ospedale anche un marsicano

TORINO. Lo hanno accerchiato e travolto. Calci, pugni, colpi inferti con un martello. Poi ancora violenza, cieca e ripetuta, usando qualsiasi oggetto hanno trovato a portata di mano. Alessandro Calista, 29 anni di Pescara, era in servizio a Torino, impegnato nel dispositivo di ordine pubblico per la manifestazione a pochi metri del campus universitario Luigi Einaudi, quando è stato assalito durante i disordini esplosi al termine del corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Una scena da arancia meccanica, una brutalità ripetuta e senza pietà, un massacro evitato solo grazie ai colleghi, intervenuti di corsa per fare scudo attorno a lui. Alessandro Calista è ricoverato al Pronto soccorso dell’ospedale torinese, reparto di chirurgia: contusioni diffuse su tutto il corpo e una profonda ferita alla coscia sinistra provocata da un martello, già suturata. «Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza. Ho fatto solo il mio dovere», le parole di Calista dall’ospedale. È andata leggermente meglio a Francesco Roselli, 49 anni, poliziotto di Casali d’Aschi, frazione di Gioia dei Marsi, in servizio da anni a Torino. Francesco è stato dimesso ieri sera dopo le cure per una sassata alla spalla. «Ci hanno massacro di pietre», le prime parole che il 49enne affida al sindaco del paese Gianluca Alfonsi e consegnate al Centro, «va beh, fa parte del nostro lavoro, ma fino a un certo punto».

IL CORTEO MASSACRO

 Al corteo hanno partecipato migliaia di manifestanti provenienti da tutta Italia e dall’estero per esprimere solidarietà del centro sociale Askatasuna, sgomberato dopo quasi 30 anni alla fine del 2025. Gli organizzatori avevano previsto tre concentramenti in piazza XVIII dicembre, Porta Nuova e Palazzo Nuovo che si sono poi riuniti in piazza Vittorio per proseguire verso corso Regina Margherita. È sul termine del corteo che una parte dei manifestanti, riconducibile all’area anarchica e antagonista, ha deviato verso corso Regina Margherita, sede di Aska, dando inizio agli scontri. Gli antagonisti hanno aspettato il buio per staccarsi dal corteo e cercare di sfondare i cordoni delle forze dell'ordine. È da lì è partita la guerriglia in punti diversi del quartiere Vanchiglia. Gruppi di autonomi e di anarchici hanno iniziato a lanciare bottiglie, razzi da tubi di metallo artigianali, pietre, fumogeni. La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche di alleggerimento, con un faccia a faccia che ha superato l’ora e mezza. Le fiamme sono state appiccate a cassonetti e anche a un blindato della polizia, spento dagli agenti stessi. In mezzo alle strade è stato lanciato tutto ciò che era a portata di mano, dalle sedie dei locali chiusi a pali stradali divelti. “Blu”, “Ugo”, ma anche “Kiwi” e “Mango”: questi i nomi in codice con cui si chiamavano i gruppi di incappucciati mentre colpivano le forze dell’ordine. Anarchici e autonomi, divisi da sigle e ideologie, ma saldati nella violenza. Un unico blocco nero che, con il calare del buio, ha scatenato l’attacco. Prima sul corso, poi nelle strade adiacenti, infine durante la ritirata.

CHI SONO GLI ABRUZZESI 

Alla fine della giornata il bilancio è stato di 25-30 feriti. Tra questi c’è Alessandro, agente da diversi anni in servizio nel reparto Mobile di Padova. È lui il protagonista del video diventata ormai virale e che testimonia quello che nel giro di poco la politica ha denunciato essere «un assalto allo Stato». L’aggressione è durata pochi secondi, ma è sembrata infinita. Secondi che raccontano la ferocia della guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco il capoluogo piemontese per oltre tre ore. A salvare Calista da quel pestaggio brutale sono stati i suoi colleghi che gli hanno fatto da scudo. Immediati i soccorsi: il 29enne ha subìto contusioni multiple, ma non sarebbe in condizioni gravi. «Ferito alle costole e al polpaccio, è stato preso a martellate.

C’era anche una chiave inglese che nell’aggressione è caduta da qualche parte. Sono stati dei terroristi che stanno cercando il morto», specifica Pasquale Griesi, segretario Fsp Polizia di Stato.

Calista, nato e cresciuto a Pescara, è da circa due anni in servizio alla questura di Padova. Sposato, ha un figlio. Tra la trentina di persone ferite negli scontri tra polizia e manifestanti c’è anche Francesco Roselli di Casali d’Aschi, ma da anni a Torino dove ha messo su famiglia. Roselli è stato colpito da sassata sulla spalla, ma le sue condizioni non sono gravi e dove le prime cure in ospedale ieri sera è stata dimesso.

Suo padre, ormai pensionato, è molto conosciuto nel piccolo centro del Fucino per essere stato a capo dell’ufficio tecnico del Comune di Gioia. Quando ieri si sono diffuse le prime notizie relative ai disordini alle stazioni torinesi, l’intera comunità ha subito temuto per un concittadino impegnato sul fronte della sicurezza. Lo stesso sindaco Gianluca Alfonsi si è messo in contatto coi familiari, che hanno confermato il coinvolgimento dell’uomo.

PARLA IL FERITO

 «La situazione oggi è stata veramente dura», racconta Francesco in un audio Whatsapp, «sono appena uscito dal Pronto soccorso insieme alla mia squadra, che è stata quella più attiva oggi (ieri per chi legge, ndr). Abbiamo una prognosi dai 15 ai 30 giorni». Poi Francesco prova a raccontare l’incubo che ha vissuto: «Ci hanno massacrato di pietre oggi. Va beh, fa parte del nostro lavoro, ma come si dice, fino a un certo punto, no? Vili e vigliacchi». E mentre Francesco è stato dimesso dall’ospedale, altri rimangono sotto osservazione. Bombe carta, razzi, cassonetti incendiati, un mezzo delle forze dell’ordine dato alle fiamme. Lungo corso Regina Margherita, a terra, come un segno del passaggio, sono rimaste giacche e pantaloni impermeabili abbandonati dopo l’assalto. Il selciato racconta il resto: vetri infranti, candelotti di lacrimogeni, pietre, fioriere devastate. Il quartiere Vanchiglia ha vissuto una delle sue notti più violente: una ferita aperta, come a Torino non si vedeva da tempo.

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