Pescara

Ha legato il cane alla catena e lo ha fatto morire di fame e di sete: dovrà espiare la pena in un canile

24 Aprile 2026

Pescara. L’uomo accusato di aver maltrattato un pastore tedesco ha chiesto la messa alla prova proprio in una struttura per animali

PESCARA. Finisce sotto processo per maltrattamenti di animali, in particolare di un cane che, legato a una catena, sarebbe morto di stenti, e ora sta per definire questo procedimento con la messa alla prova. E dove andrà a espiare le sue presunte responsabilità? In un canile.

Non è un paradosso perché l'imputato in questione è un amante degli animali e soprattutto dei cani, almeno stando a quanto affermato dal suo difensore, l'avvocato Luigi Peluso. Nel capo di imputazione l'uomo viene accusato di aver «maltrattato un cane pastore tedesco di grande taglia, sprovvisto di microchip, rinvenuto all’interno del terreno agricolo dell'imputato in Villa Santa Maria di Spoltore».

Secondo la procura il cane sarebbe stato «abbandonato in condizioni di completa incuria, legato ad una catena lunga 5 metri ancorata al suolo con un picchetto e costretto a vivere in stato di degrado dal punto di vista igienico e sanitario nonché privo di qualsiasi cura ed assistenza, esposto al sole e alle intemperie, così da causarne la morte, sopraggiunta per sofferenza da inanizione (deperimento organico dovuto a malnutrizione, ndr) e sete d'acqua, almeno cinque giorni prima del ritrovamento dell’animale avvenuto il 29 agosto del 2024 ancora coartato alla catena».

E sarebbe stata una guardia zoofila a scoprirlo e a denunciare il fatto, tanto che l'associazione Lcd (tramite il suo legale, l'avvocato Michele Pezone) ieri ha tentato di costituirsi parte civile davanti al gup Mariacarla Sacco, senza poterne avere l'opportunità per la scelta operata dall'imputato della messa alla prova.

Il prossimo 30 aprile il gup avrà a disposizione tutti gli elementi per definire il procedimento con gli orari e la sede dove l'imputato potrà effettuare i lavori socialmente utili e quindi estinguere il reato. La difesa dell'imputato ha comunque sostenuto che il suo assistito è un amante dei cani e ne ha una decina nel suo terreno: quello deceduto era malato e per evitare che si allontanasse era stato messo alla catena. 

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